Visions degli Haken compie 10 anni. Parliamone.
di Pietro Rinaldi
La scena recente progressive metal è, a mio avviso, una di quelle più varie e creative dell'intero panorama musicale. Sono davero pochi i gruppi che riescono a spiccare e farsi riconoscere in questo vasto e dettagliato compendio di virtuosisimi, tempi dispari, melodie dissonanti ed epopee musicali; compendio i cui canoni dettati nei primi anni '90 riverberano ancora ad inizio anni '10 del nuovo millennio.
In questo contesto di nicchia a fine 2011, Visions degli Haken prende forma e allo stesso tempo porta a termine una delle loro prime fasi musicali; l'identita è ancora acerba e strizza moltissimo l'occhio in termini di stile, seppur con caratteri propri, al vecchio canone.
Da dove cominciare per recensire questo album?
* Visions e il concept, traccia per traccia
Beh ma è un album progressive metal, avrà pure qualche tema di fondo, no? Ed infatti è proprio così: Visions è un concept album a tutto tondo. La storia parla di un ragazzo che sogna la propria morte, pensa sia una premonizione e passa il resto della sua vita nel tentativo di evitarla; per il finale ci arriviamo dopo. Questo LP parte con "Premonition", una prima sbirciata a temi musicali che verranno ripresentati nella title track conclusiva "Visions" e agisce come una sorta di sua overture, nonché introduzione all'album. La traccia non è da trascurare, sia per i motivi musicali, sia per la sua orecchiabilità e la notevole maturità compositiva.
La vera e propria traccia con qualche lyrics a spiegarci cosa diamine sia capitato è "Nocturnal Conspiracy"; in essa il protagonista si risveglia dal sogno, che si presume sia accaduto in "Premonition". Egli, iniziando a pensare al sogno, in cui vede una terza persona che lo osserva commettere un omicidio, ritenendolo una premonizione. La sua mente si sforza di pensare che egli non possa davvero essere il criminale e che questi pensieri gli siano stati come impantati dal suo killer; dà qui, si crea una teoria del complotto nella sua mente. Questo colosso di canzone da 13 minuti, in pieno stile prog, non smette di alternare arrangiamenti gentili, orchestrazioni psichedeliche e deliranti con riff pesanti e potenti, nel complesso riuscendo a rendere lo stati mentale del protagonista, che inizia a deteriorarsi.
Nella successiva traccia "Insomnia" il protagonista racconta di come egli abbia paura di andare a dormire, di come sente che giorno dopo giorno abbia la sensazione di avvicinarsi alla sua morte. Inizia così una sorta di delirante riflessione sul futuro, nella quale il protagonista pensa che, in fondo, l'unica cosa che riesce a "trovare nella morte è l'insonnia". Il brano è il più lineare fin'ora, eccetto per la sezione centrale nella quale non si risparmiano virtuosismi da parte della chitarra, uniti a surreali suoni sintetizzati della tastiera; il risultato è straordinario.
Proseguendo si arriva a "The Mind's Eye", brano nel quale il protagonista per via della sua paranoia, aggravata dall'insonnia inizia a immedesimarsi nell'assassino; è diventato a tutti gli effetti pazzo ed è pssessionato nel trovare chi esso sia. Sente che il momento è vicino, pensa così di pianificare una via di uscita "attraverso i portali della sua mente", "aspettando nell'occhio della mente".
Cosa significa? Le spiegazioni che circolano online sono le più svariate; c'è chi crede che il protagonista abbia la capacità di entrare nei sogni degli altri, ma potrebbe benissimo essere tutto frutto del suo delirio.
Secondo questa interpretazione, inizia la ricerca del suo assassino attraverso i sogni.
Il tono in generale pare più positivo delle tracce precedenti a queste, sia musicalmente che nel tono della voce del cantante. Si rispecchia nell'atteggiamento sicuro che ha protagonista di portare a termine il suo obbiettivo. Non sono presenti particolari virtuosisimi in questa traccia, l'insieme è strumentalmente coeso e ogni componente della band lavora al fine di rendere ciò possibile.
Il bello inizia con la seguente traccia strumentale "Portals", continuazione naturale di "The Mind's Eye". I frenetici tempi dispari e sincopi ci riportano a com'è davvero lo stato del protagonista: diciamo che non è messo molto bene. La coesione della traccia precedente lascia spazio a individualità, mentre si perde il tono positivo nell'arrangiamento in sincopi, tempi dispari e dissonanze. Tutto ci fa intendere che forse il piano del protagonista di cercare le menti degli altri non è proprio tutto rose e fiori.Nel complesso una canzone di notevole tecnica, senza risultare eccesivamente stucchevole nella sua tecnicità.
Ciliegina sulla torta finale, la traccia si precipita nella seguente...
... "Shapeshifter".
Il testo è di difficile interpretazione. L'unica cosa di cui sembra parlare è sua sorella, il quale non riesce a riconoscere, come un mutaforma che cambia per vizio ma che non cambiera mai allo stesso tempo.
Non mentirò che ho dovuto cercare una spiegazione online.
Secondo la teoria che ho espresso sopra, nella quale il protagonista riesce ad entrare nei sogni della gente, si espica che in questa canzone egli scopre che anche sua sorella ha la sua stessa capacità. Da qui il fatto che non riusciva a riconoscerla per il viso, ma riesce a riconoscerla per come si comporta nei sogni. Egli inoltre scopre cosa pensano davvero i suoi conoscenti e amici.
La bomba più grossa è lasciata nel finale, dove c'è un reprise di "The Mind's Eye"... Il protagonista ha fallito nel trovare il suo assassino attraverso i sogni. Il calzante ritmo in terzine ed il calzante riff, ripetuto poi nella quasi sognante sezione centrale, aiuta ad immedesimarsi nell'ossessivo protagonista, pronto a tutto (si parla di vampiri e fantasmi, addirittura, esseri dei sogni, ovviamente).
In "Deathless" il protagonista si rende conto che ha sprecato la sua vita nel tentativo di cercare l'assassino. Inizia ad avere pensieri autolesionistici e tenta di terminare la sua vita, invano: il suo destino, infatti, è predeterminato. Questo non fa altro che aggravare il suo stato mentale. La gentile e leggera orchestrazione stride fortissimo con il tono del testo, i riferimenti al suicidio sono chiarissimi e ripetuti e saltano subito all'orecchio.
La seconda metà strumentale ha un crescendo finale che termina sul verso "still I wait": tutto è pronto per la conclusione, il momento di spicco dell'album, "Visions".
"Visions" è il motivo per cui l'album esiste. La traccia è stata infatti la prima ad essere composta, si potrebbe dire che il resto dell'album è stato creato solo per avere "una scusa" per far sentire la traccia. Detto così però, non rende giustizia al resto del lavoro che non è per nulla di scarssa qualità, quindi eviterò di ripeterlo. La lenta introduzione strumentale, con un monologo tratto dall'opera teatrale "La Vita è un Sogno" di Pedro Calderón de la Barca, si apre sul tema musicale di "Visions", i più attenti ricorderanno "Premonition" e sì, è proprio lo stesso tema riarrangiato.
Il protagonista, ormai deluso dalla sua vita, inizia a girovagare per le strade, pistola in mano, deciso a cambiare il suo destino, finché il momento che aveva nella sua mente non si presenta di fronte a sé. La struttura fin'ora è una sorta di alternanza di una strofa ed un ritornello, finché un riff di tastiera non ci porta verso una sezione a sé stante, simile a "Portals" come stile. In essa si alternano assoli di chitarra, basso, tastiera, una sezione che quasi pare flamenco, prima di tornare al metal pesante; il risultato è un mix sognante e stravagante, orecchiabile e memorabile.
Proseguendo, si torna al nostro protagonista: inizia a riconoscere il luogo in cui si trova, è lo stesso del suo sogno, vede un'ombra e finalmente vede il suo killer.
Soddisfatto finalmente aziona il grilletto, quando si accorge di aver ucciso un ragazzo innocente, che gli assomiglia; anzi si accorge che il ragazzo che ha ucciso è sé stesso. L'assassino che ha cercato per tutta la vita negli altri e che non ha mai trovato era proprio il protagonista.
Segue una pesantissima sezione che poi si acquieta, recuperando il tema precedente, per poi evolvere in un mix caotico ed equilibrato allo stesso tempo. Il protagonista si rende conto che il ragazzo che ha ucciso si risveglierà e il ciclo comincerà di nuovo.
Il misto di virtuosismo e tutta la capacità degli Haken di rendere un pezzo epico e memorabile si conclude con un reprise della prima sezione, nella quale il protagonista sente che ha solo rimesso in moto il ciclo e che ritornerà indietro a rivivere tutto.
L'emotiva conclusione dell'album con uno squisito arrangiamento di un quartetto d'archi e il coro, con un ennesimo reprise di "Premonition", chiude in bellezza questo colossale pezzo e con esso, l'intero album.
* Conclusione
I fan dei Dream Theater, da cui l'album ha fortissime influenze, adoreranno i primi due album degli Haken.
Seppure parecchio acerbi in termini di identità per un gruppo come gli Haken, identità più sviluppata dal successivo The Mountain in poi, che rende le influenze a volte eccessivamente accentuate, l'album può essere visto come una continuazione della tradizione del progressive metal più classico ed inserito in questo contesto è perfetto.
Inutile dire che si consiglia l'ascolto integrale dell'album. Se si ritiene troppo pesante (cosa che pensavo anche io al primo ascolto) la title track "Visions" è un must, assieme a "Shapeshifter".
Vuoi ascoltare di più? Aquarius è molto simile al secondo album; The Mountain è diverso, ma mozzafiato; lo vuoi più sperimentale ed elettronico? ascolta Affinity.
Vuoi sentire come continua la storia di Visions, secondo una teoria del fanbase? Ascolta Vector e Virus.
Brani consigliati: l'avete letto sopra, il disco è consigliato integralmente.



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