I Libri della Ciambella, Episodio XLVI (46) : ''Il Predicatore'' di Camilla Läckberg


Sei stato un po'troppo buono negli ultimi tempi coi voti qui sul blog. 3 Ciambelle e Mezzo, 4 Ciambelle, 4 Ciambelle e Mezzo, è ora di recensire qualcosa che hai trovato effettivamente non un buon libro. Ed è stato difficile trovarlo, sei abbastanza bravo a trovare libri per te o ad adattarti a ciò che leggi. Non in questo caso, con un libro comprato ad un mercatino dell'usato ad un euro e che per quanto tu l'abbia letto si è rivelato insulso e dimenticabile.

Oh si, oggi tocchi un'autrice di cui non solo ormai senti parlare fino allo sfinimento, ma tratti un libro di cui comunque non si trovano, online, recensioni entusiaste per quello che hai visto.

Il libro di oggi è ''Il Predicatore'' di Camilla Läckberg.

Il libro narra delle indagini del commissario Patrik Hedström per risolvere dei casi di omicidio di giovani adolescenti nella città di Fjällbacka, sulla costa occidentale della Svezia, che sembra riguardare una strana famiglia, gli Hult, circondati dalla memoria del nonno Ephraim, il predicatore del titolo. Sembra intrigante dici, magari verrà fuori qualcosa di figo tipo ''Assassino Senza Volto'' di Henning Mankell o qualcosa sulla linea di Stieg Larsson. Seh, magari. ''Il Predicatore'' è uno dei libri più sconclusionati, più anonimi e dimenticabili che tu abbia letto di recente, e lo dici con tutta la sicurezza ed il candore che riesci a trovare, questo libro è una palla immensa. Andiamo con ordine dunque e vedrai di spiegare per filo e per segno le tue opinioni e la tua critica.

Partiamo dai lati positivi del libro, perché per quanto ti abbia deluso, ''Il Predicatore'' ha dalla sua degli aspetti positivi, sono pochi e non alzeranno di molto il punteggio finale, ma comunque sono da considerare. Cominci dicendo che, per quanto il libro in sé sia dimenticabile, alcuni personaggi principali risultano effettivamente memorabili, sono un paio, ma le loro motivazioni e caratteristiche li rendono comunque personaggi intriganti e che vale la pena di seguire nella lettura del libro, nonostante la troppa condivisione degli spazi con il marasma di personaggi principali e secondari, un aspetto che toccherai in seguito. Ti limiti a dire, comunque, che in mezzo al casino di personaggi di cui non ti ricordi neanche il nome, alcuni, soprattutto i membri della famiglia Hult, sono in sé personaggi ben fatti, Gabriel e Jacob Hult su tutti (e grazie al cazzo direte, se avete letto il libro).
L'altro aspetto positivo è che metà del libro è effettivamente un mistero anche abbastanza intrigante, con alcuni aspetti ben giocati, soprattutto il focus sulle operazioni da parte della polizia scientifica (e qui si vede tantissimo l'influenza immensa di ''C.S.I.'' che ha dettato i gusti del pubblico, virandoli dall'indagine poliziesco-investigativa à-la Montalbano o Wallander ad un'ottica più scientifica e tecnologica, quasi asettica, la Läckberg ci ha visto lungo nel creare un'indagine che si adattasse ai gusti correnti del pubblico) e, lo ripeti, la famiglia Hult, se non altro perché sono tra i pochi membri della storia con un po'di spessore e che si fanno riconoscere.

Ah, ma i lati positivi finiscono qui.

Se metà del libro è interessante (circa ... Insomma), l'altra metà, che si concentra su Erica, la moglie di Patrik e la sua gravidanza e vita quotidiana è la noia più totale. Una narrazione stantia, che accosta alle ragazzine morte cazzi e mazzi con parenti rompicoglioni che scroccano a 'sta povera donna il posto letto per le ferie estive e rompono le palle con teorie del menga da psicologi e anonimità da tagliarsi le vene, una situazione da film di Fantozzi brutto che va bene per qualche pagina, ma quando si ripresenta per la terza volta comincia a rompere seriamente le palle. Personaggi mediocri, che vivono situazioni interessanti, ma narrate e descritte in maniera mediocre.

Se metà del romanzo pretende di essere Montalbano fuso a ''C.S.I.'', l'altra metà pretende di essere una versione IKEA di ''Un Posto al Sole''.

E il risultato è proprio quello che ci si aspetta, una soap opera che svanga i maroni e distrae dall'indagine, facendo odiare anche quella metà del romanzo e sperando che, almeno per qualche pagina, Erica smetta di lamentarsi della sua gravidanza o degli ospiti indesiderati, soprattutto tenendo conto del fatto che ogni due paragrafi il flusso di una singola scena viene interrotto costantemente. Oh, già, devi ancora parlare dell'aspetto forse più fastidioso dell'intero libro.
''Il Predicatore'' interrompe ogni tot pagine (a volte paragrafi) l'intero flusso narrativo della scena in corso per passare ad un altra a caso, con altri personaggi. Così, durante un'analisi scientifica o un interrogatorio, d'un tratto si finisce catapultati a sentire Erica che rogna del fatto che ha caldo, freddo, fame, noia, che ne ha i coglioni pieni del cugino con la moglie psicologa e i figli cancari, che vuole muoversi nonostante il pancione, oppure si passa ad un collega stronzo di Patrik che si mette a rognare perché essendo più anziano dovrebbe essere trattato con più rispetto e in quanto vecchio rompicoglioni passa il tempo a non fare una fava fumando, bevendo e dando la colpa a tutti di tutto, oppure si passa alla famiglia Hult, che almeno stempera un po' l'atmosfera. Il libro, insomma, pare soffrire di ADHD, di deficit d'attenzione, cambia ritmo, personaggi, tutto ogni due secondi, dall'inizio alla fine e senza interruzioni, addirittura lasciando alcuni personaggi e le loro situazioni irrisolte e sconosciute, e il risultato è fin da subito snervante e fastidioso.
Se i personaggi fossero pochi, con una cosa del genere si potrebbe anche lavorare, ma NO!
Devono per forza esserci un botto di personaggi secondari, troppi personaggi secondari, che non vengono ricordati assieme all'insieme di personaggi principali dimenticabili (tra cui Patrik. Sì, lo dici, Patrik è talmente anonimo che a volte non ti rendevi neanche conto fosse nelle scene narrate). E anche questo non sarebbe un problema in circostanze regolari.

Se non fosse che a modo loro sono quasi tutti una manica di stronzi.

Non nel senso che sono dei bastardi che si mettono a vicenda i bastoni tra le ruote (anche se questo accade spesso e volentieri) ma nel senso che sono semplicemente dei poveri stronzi. Nel tentativo di dare spessore a certi personaggi l'autrice li riempie di sfighe o di menate caratteriali. E uno ha il golf, e uno è un vecchio caprone, e uno non fa una fava dalla mattina alla sera, e una è una di facili costumi, e una ha un palo su per il culo che non sorride neanche a pagarla oro, e uno è un povero illuso in fissa coi conti, e uno parla in continuazione di servizi telematici che neanche i centralini Vodafone che chiamano alle sei di domenica mattina. Non sarebbe un problema, se non fosse che tutti si confondono gli uni con gli altri, non è possibile in un poliziesco ricominciare la lettura dopo neanche un giorno di assenza dal libro e già chiedersi chi cazzo sia 'sta gente dopo qualche riga perché ti sei dimenticato, vuol dire che c'è un qualche problema di fondo nella costruzione dei personaggi in sé.

Il libro tenta sotto molti aspetti di fare qualcosa di già collaudato, perché non puoi non parlare di questo libro paragonandolo ad un altro autore di gialli svedesi (o per usare il termine specifico, ''deckare''), ossia Henning Mankell e le indagini del commissario Wallander. Pur avendo letto per ora soltanto il primo libro, ''Assassino Senza Volto'', la differenza tra i due libri è giorno e notte, quella dell'ispettore Wallander è un'indagine piena di suspense, risvolti sociali attualissimi ancora oggi e dei personaggi contenuti e ben costruiti. Camilla Läckberg ci prova, inserendo anche degli elementi simil-soprannaturali che purtroppo si perdono via nel mezzo, con un colpo di scena tirato fuori abbastanza per i capelli, ''fantascientifico''. E la definizione non è tua, è quella usata dai protagonisti stessi del libro. Vero, questo era un problema anche in Mankell, ma la costruzione in sé del libro era mille volte meglio, il focus era contenuto e ben distribuito, e sebbene il finale fosse un po'affrettato e cagato fuori, il resto permetteva di chiudere un occhio e lasciar correre. Qui no.

Chiedendo informazioni prima di leggere il libro hai chiesto cosa si dicesse dell'autrice e dei suoi lavori. Tua madre ed una sua amica non sono mai riuscite a finire di leggere un libro della Läckberg, citando la lentezza del ritmo narrativo (problema che per fortuna non hai riscontrato), anonimato letterario e, definizione migliore :

''Mah, è roba da donne cinquantenni.''

Porca miseria, ci hanno azzeccato.

Dunque, dopo aver detto questo, può piacere a qualcuno questo libro ? Si, assolutamente, continui a ribadire che questa è la tua opinione, e ognuno è libero di dire la sua. A te questo libro ha fatto innervosire, al massimo schifo. Ma soprattutto per chi cerca un giallo poliziesco più leggero e/o ha già letto altri lavori della Läckberg (cosa che probabilmente avesti dovuto fare anche tu, ma ormai) dovrebbe comprare questo libro, probabilmente gli piacerà.
Per chiunque altro, meglio virare su autori più competenti tipo Henning Mankell o Stieg Larsson, sempre rimanendo su questo genere letterario e nazionalità (oppure la fighissima serie TV ''The Bridge'', ''Bron'' in lingua originale svedese). Il voto alla fine di questa recensione è indicativo della tua opinione riguardo il libro, i lati negativi, pesati su una bilancia, superano di gran lunga quelli positivi. Ovviamente ognuno è libero di esprimere la propria opinione, magari per qualcuno questo libro è una meraviglia, per te no. Neanche lontanamente,
Alla fin fine ti dispiace, pensavi che questo sarebbe stato una quantomeno buona introduzione al mondo letterario di un'autrice di cui avevi sentito parlare molto e che prometteva bene, secondo te, e invece si è rivelato il peggior libro che tu abbia mai recensito finora.
Peccato.
La copertina affermava : ''La nuova Agatha Christie svedese''.
Peccato che dietro la copertina ci fosse ''Il Predicatore'' e non ''Dieci Piccoli Indiani''.


Titolo Originale : ''Predikanten''
Autore : Camilla Läckberg
Anno : 2004
Casa Editrice : Marsilio Editore
Pagine : 462
Prezzo di Copertina : 14 Euro


''Il Predicatore'' Voto Finale : 1 Ciambella e Mezzo su 5



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