21 di Adele compie 10 anni. Parliamone.
Dieci anni fa, 2011, un televisore cubico sempre sintonizzato su MTV - che sì, trasmetteva anche musica oltre a 16 & pregnant - e una canzone che dominava le classifiche. Non era la prima volta che la sentivamo, in molti avevano apprezzato il suo primo singolo “Chasing Pavements” e l’album “19”. Chi se li fosse persi, l’avrebbe inevitabilmente notata con l’uscita di “21”. Parecchi si ricorderanno di come abbiamo davvero conosciuto Adele: seduta in una stanza vuota, sola con la sua voce. Era il video di “Rolling in the Deep” che quell’anno aveva scalato gran parte delle classifiche, affiancata a generi totalmente differenti che allora andavano per la maggiore.
Adele è
riuscita comunque a farsi spazio grazie alle sue doti vocali. Il suo timbro
caldo e gracchiato che ricorda i vecchi dischi soul è immediatamente
riconoscibile. Il disco, ma più in generale il repertorio della cantante, è
caratterizzato dall’utilizzo di strumenti acustici, sfruttati principalmente
per definire la cadenza di ogni brano, lasciando ampio spazio a una vocalità
piena e priva di orpelli. La pubblicazione degli undici brani - che
costituiscono uno sfogo per esprimere il proprio dolore e il desiderio di
rivincita a fronte di una separazione - le è valsa 6 Grammy nel 2012, né i
primi né gli ultimi del suo percorso. Stupiscono la sua personalità esplosiva e
la sua autoironia che ai live bilanciano la pesantezza di alcuni brani. La sua
carriera è stata purtroppo segnata da problemi alle corde vocali e conseguenti
operazioni chirurgiche da cui un cantante non si riprende facilmente.
Recenti dichiarazioni sembrano annunciare l’uscita di un nuovo
album, speriamo di riascoltare l’Adele forte e incazzata di un tempo. Questa
notizia è pane per i denti degli aspiranti cantanti che dal giorno dell’uscita
inizieranno a tormentare i propri insegnanti per altri dieci anni: credo non
esista un artista più inflazionato nelle scuole di canto. Comunque sia, anche
se non siete fan del genere, preparatevi a sentire il vostro vicino di casa che
fa vocalizzi sotto la doccia perché un nuovo album di Adele non può che far
venire voglia di cantare. Sarà
impossibile scamparle.
Brani consigliati: ''Rumor Has It'', ''Someone Like You'', ''Rolling in the Deep'', ''Set Fire to the Rain'', ''He Won’t Go''.
Le britanniche. Erano avanti, loro.
Non che il successo di Adele fosse senza precedenti storici: il suo tipo di Soul/R'nB/Pop aveva una lunga discendenza, ma da una Aaliyah o Beyoncé o Alicia Keys ad Adele il passo è lungo. Ma in quei casi a prevalere era un senso di ''perfezione'', di presenza quasi immacolata che nel caso di Beyoncé è anche una dominanza totale (non la chiamano Queen B per niente).
Adele con il suo secondo album 21, che compie dieci anni oggi, 24 gennaio, si è inserita di peso in questa linea portando perfezione vocale, ma sdoganando un senso di imperfezione e debolezza delle quali il Pop aveva un bisogno disperato. Ma anche qui, altre colleghe britanniche l'hanno battuta sul pezzo.
La compianta Amy Winehouse aveva portato questa fragilità e tutte le sue imperfezioni in combinazione con un anima Vintage e Retrò già nel 2003 con il suo primo album ''Frank'', raggiungendo l'apice nel 2007 con ''Back to Black''. La stessa Adele ci era arrivata nel 2008, con il singolo ''Chasing Pavements'' che aveva fatto da traino al suo primo album, 19. Ma all'epoca, nonostante le lodi della critica, una personalità come la sua poteva risultare effimera. E già nel 2009 una figura simile a quella di Adele si era palesata sulle scene, ossia quella di Susan Boyle. Ve la ricordate Susan Boyle? No? Neanche io.
Ma per un breve periodo questa donna dalla voce lirica potente aveva sfruttato la sua partecipazione a Britain's Got Talent per lanciare una carriera di successo. Giocava molto anche il vedere questa scozzese in carne ottenere successo in un periodo nelle quali le cantanti più famose erano la quasi anoressica Britney Spears, o party girls come Kesha e le formose Katy Perry e la già citata Beyoncé. Il 2009/10 è stata una grande annata anche per artisti come i Black Eyed Peas e David Guetta, l'epoca della Pop da discoteca era ancora in auge. Una tendenza che sarebbe cambiata in larga parte grazie ad Adele e al successo di 21, praticamente un Greatest Hits con alcuni dei brani più famosi della sua carriera.
Sembra una canzone che è sempre esistita ed è sempre stata con noi (a me è sempre parsa così), ma il primo assaggio che il pubblico ha avuto di 21, ''Rolling in the Deep'' è ancora qualcosa di spettacolare: potente, ipnotica, in grado di riarrangiare Soul, R'nB e anche Folk creando una trionfante tensione emotiva. Il desiderio di dimostrarsi superiori alle delusioni della vita, imparando da Beyoncé, tradito da una fragilità e da una debolezza che traspaiono dalla sezione strumentale e dai testi (Adele ha dichiarato di essersi ispirata anche ad Alanis Morrissette per 21 e in ''Rolling in the Deep'' si sente l'eco della cantautrice canadese e della sua ''You Oughta Know''). La tensione continua con ''Rumor Has It'', soprattutto nella sezione strumentale. Non c'è da meravigliarsi se l'anno successivo verrà scelta proprio Adele per cantare ''Skyfall'', il tema principale dell'omonimo film di James Bond. E continuando con gli altri singoli di successo, ci sono anche ''Turning Tables'' e ''Set Fire to the Rain'', altri pezzi grossi della radio di quegli anni che ricordo ancora abbastanza vividamente. Tra le gemme è da segnalare ''I'll Be Waiting'', un pezzo chiaramente ispirato ad Elton John e Stevie Wonder. C'è solo da immaginare cosa sarebbe venuto fuori se uno dei due lo avesse fatto nei loro anni d'oro. Ma tutto questo è solo costruzione di un climax per un album che si apre con il botto e si chiude in maniera altrettanto egregia. L'ALTRO grande successo che ha definito la carriera di Adele: ''Someone Like You''.
Mentirei se dicessi che sono bravo ad analizzare il Pop e soprattutto le ballad. E per me ''Rolling in the Deep'' è il pezzo migliore tra i due. Ma la fragilità di ''Someone Like You'' è palese e palpabile, l'apice del sentimento di abbandono e depressione post-separazione che è un po'il leitmotif dell'intero album.
Un sentimento su cui Adele avrebbe un po'costruito il modello della sua intera carriera.
Non parleremo qui (per ora) di 25, della teoria del complotto che voleva ''Hello'' come una risposta a ''Hotline Bling'' di Drake, insinuando che i due avessero avuto, ad un certo punto, un flirt di cui tutti erano all'oscuro. Ma potrei citare tutte quelle cantanti che hanno preso appunti durante il successo di 21. A partire da Meghan Trainor, la cui carriera (ahinoi) non sarebbe mai esistita probabilmente se non ci fosse stata Adele ad invertire un po'la rotta dei gusti di pubblico e classifiche. Ma ci sono anche altre che hanno imparato dalla lezione di questo album e l'hanno applicata con successo ancora maggiore, rivoluzionando la scena Pop come la conosciamo.
Ma questa è una storia per un altro anniversario.
Brani consigliati: ''Rolling in the Deep'', ''I'll Be Waiting'', ''Rumor Has It'', ''Someone Like You''




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