Discovery dei Daft Punk compie 20 anni. Parliamone.



di Alessia Mengato

Parlare dei Daft Punk ora mette nostalgia, visto il fatto che si sono sciolti pochi giorni fa.

I Daft Punk sono una delle prime cose che mi vengono in mente pensando alla Francia, danno a un paese visto spesso come arretrato una nota di modernità e ciò che stupisce è che lo stanno facendo dal 1993, quando a malapena sapevamo (sapevano, io non ero ancora nata) cosa fosse la modernità.

La prima volta che ho ascoltato i Daft Punk avevo circa dieci anni, mi avevano regalato il Nintendo DS con l’intramontabile R4. Tra i vari videogiochi ce n’era uno in cui si sceglievano le canzoni e si facevano ballare i protagonisti. Tra queste canzoni c’era One More Time, e ricordo di aver pensato quanto fosse bella come canzone. Per questo motivo ogni volta che penso ai Daft Punk mi viene in mente la mia infanzia e quando cercavo di ascoltare musica “da grandi”, anche se non esistono fasce d’età per la musica (ma questo l’ho scoperto dopo un po’ d’anni, dopo aver ascoltato musica bellissima che forse non avrei mai ascoltato nella mia vita).

Anche Thomas Bangalter – componente del gruppo – dice in un’intervista:

Questo album ha molto a che fare con la nostra infanzia e i ricordi di quella fase nella nostra vita. È la nostra relazione personale con quel momento. […]. Quando sei un bambino non giudichi o analizzi i brani, li ascolti e basta, e non ti interessa sapere se è recente o vecchio. [...] Questo album ha un aspetto giocoso, divertente, colorato e soprattutto musicale. È l'idea di guardare qualcosa con una mente aperta e non farsi troppe domande.

Vista l’ultima frase Bangalter forse non vorrebbe nemmeno che scrivessi una recensione, mi direbbe di liberarmi la mente e di ascoltare la sua musica, ma che ci posso fare…


Le canzoni hanno un sound futuristico ma allo stesso tempo vintage, a volte fanno venire in mente una festa negli anni ’80 (si vedano brani come High Life), a volte fanno venire in mente città con auto volanti guidate da Elon Musk, ma è proprio questa la carta vincente dell’album, che forse fa anche capire la situazione in cui si trova il mondo in questo periodo. Dieci anni prima della pubblicazione dell’album era crollato il blocco sovietico, la Guerra Fredda era agli sgoccioli e si pensava addirittura che il corso della storia si fosse effettivamente concluso. Non si riusciva ad avere uno Zeitgeist coerente, almeno in quel momento – quindi lo si cercava in altre ere, combinando passato e futuro, nuovo e vecchio.

Insomma i Daft Punk sono riusciti a stupirci per quasi ventott’anni, qualche giorno fa però ci hanno stupito - forse per la prima volta – in senso negativo, sciogliendosi e lasciandoci pochi altri esempi autorevoli di gruppi simili.

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di Giovanni Bredo

La storia la sapete gia, in questi giorni avrete letto tutto sui Daft Punk, la loro storia, gli 8 anni di quasi niente dal loro ultimo album fino al fulmine a ciel sereno della loro separazione, se volete Stereogum ha fatto proprio qualche giorno fa un bellissimo articolo sull'evoluzione del duo. Di Discovery avete letto proprio in questo articolo, nella prima parte. Ma festeggiando i 20 anni di questo disco io non mi soffermerò sull'album in sé, ma su altro.

Se cercate ora su Youtube i singoli da Discovery, troverete dei video musicali animati, con quella che sembra essere una storia unica, ma che a primo impatto non si capisce pienamente. Perché? Cosa sta dietro a questa scelta? C'è molto di più di quello che appare, e non penso che molti ne parleranno. Giustamente, ci si concentra sulla musica.

Questa è la storia di Interstella 5555, il film anime dei Daft Punk. 

Interstella 5555 è, per farla breve, un videoclip lungo un'ora, che racconta la sua storia usando Discovery e le sue canzoni. Tutte e 14, dando dunque allo spettatore la possibilità di apprezzare anche i pezzi meno conosciuti del disco. La storia di Interstella 5555 è quella di una band aliena, i Crescendolls, che vengono rapiti dal loro pianeta e portati sulla Terra, dove diventano vittime delle bassezze dell'industria discografica. L'intero film è una critica al sistema di produzione della musica, dal viscidume dei produttori fino al sistema ''catena di montaggio'' che produce gruppi e cantanti. Il passaggio, non a caso, è affidato al pezzo più ''Industrial'' dell'album, ''Harder Better Faster Stronger''. Ironico come questo messaggio venga proprio da un duo che ha fatto della sua ''roboticità'' un marchio di fabbrica, ripudiando l'apparenza umana e nascondendosi dietro a quei famosi caschi. Come è ironico che il film critichi anche il fatto che, per alcune persone, i Daft Punk siano famosi solo per ''One More Time'', tipo One Hit Wonder

E se l'inizio del film è contrassegnato proprio da ''One More Time'', ci sono altrettante sequenze degne di nota. ''Digital Love'' è sempre stato uno dei miei pezzi preferiti dei Daft Punk: sia per quel riff di chitarra riadattato in salsa Disco/Dance che esplode nella seconda metà del pezzo, sia perché era la sigla della programmazione serale di Boing che mandava in onda il meglio degli anime anni '80. Rivedere Interstella 5555 ha sbloccato parecchi ricordi di pomeriggi (e a volte anche sere) in salotto dai nonni a guardare cartoni come Ti Voglio Bene Denver, Holly e Benji o È Quasi Magia Johnny. Da segnalare sono anche il passaggio onirico e neon ''Something About Us'', un pezzo degno delle migliori passeggiate solitarie notturne, e soprattutto il finale ''Too Long''. Una conclusione toccante e deliziosa della storia dei Crescendolls e soprattutto un finale che parla al cuore degli ascoltatori e di chi, come noi e voi, ha avuto modo di conoscere la musica dei Daft Punk e l'arte che hanno creato nei loro quasi tre decenni di carriera. 

Parlando di arte, Interstella 5555 è uno spettacolo per gli occhi, e c'è anche da aspettarselo, vista la direzione creativa del progetto. I francesi, proprio come noi italiani, hanno non solo una tradizione di cartoni animati lunghissima e di qualità, ma sono anche grandi fan dell'animazione giapponese. E i Daft Punk sono andati a proporre l'idea per il film ad uno dei loro idoli d'infanzia, una leggenda degli anime: Leiji Matsumoto, l'uomo che ha creato Galaxy Express 999, Danguard, La Corazzata Yamato e soprattutto Capitan Harlock. I tratti distintivi dell'autore ci sono tutti, a partire dalle sue figure femminili, che hanno sempre quel ché da donna statua di Modigliani. C'è anche un cameo meraviglioso dei Daft Punk a metà film che mi ha stampato in faccia un bel sorriso, giusto come ciliegina sulla torta. 

L'idea di combinare la musica di Discovery, che già richiama di suo atmosfere fantascientifiche e aliene, con l'arte di uno dei maestri dell'animazione giapponese fantascientifica è un lampo di genio e una cosa che mi sorprende non sia stata ripetuta da altri gruppi vista la qualità del risultato. Forse solo in tempi recenti si è avuta un'apertura in questo senso, con artisti come Juice WRLD e Mahmood che sono andati a recuperare l'atmosfera e lo spiritio degli Shonen anni '90 per alcuni loro video musicali. Anche in questo caso, però, i Daft Punk si sono dimostrati degli straordinari precursori, andando a pescare a piene mani dal passato.

Musicalmente, con il sound Disco/Funk di Discovery, e visivamente, legandosi direttamente agli anime degli anni'70 e '80 con cui il duo è cresciuto.

Se riuscite guardate Interstella 5555, è un'esperienza che non dimenticherete. Proprio come noi, spero, non dimenticheremo mai i Daft Punk.

Brani consigliati: ''One More Time'', ''Digital Love'', ''Harder Better Faster Stronger'', ''Something About Us'', ''Too Long''.




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Alessia Mengato (1999) è la nostra consulente di oggi. Studentessa di Mediazione Linguistica, si sta specializzando nelle lingue russa e tedesca. L'esplorazione musicale è nelle sue corde fin da quando ha scoperto i Gipsy Kings a 3 anni. Amante degli animali, potete seguire le avventure sue e dei suoi amici a quattro zampe su Instagram.

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