Reality and Fantasy di Raphael Gualazzi compie 10 anni. Parliamone.
Raphael Gualazzi è sempre stato un po'strano o lo penso solo io? Non che sia una cosa brutta.
Ma Gualazzi è una figura a sé stante nel panorama musicale italiano. Questa specie di Elton John Jazz/Soul/Funk (soprattutto a Sanremo 2020 la somiglianza si è notata durante le varie esecuzioni della molto carina ''Carioca'') cerca da anni di elevare il Pop con le sue scelte. Che sia eclettico ed eccentrico non ci piove. Che abbia orecchio per le melodie idem. E la sua dedizione al gioco che è il Pop e i gusti musicali del pubblico italiano adattandone le regole ai suoi gusti è degna della nostra attenzione ogni volta che ricompare sulle scene. In questo senso ricorda altre figure istrioniche che trovano un compromesso tra successo commerciale (Pop si intende) ed integrità artistica, gente come Max Gazzè, Caparezza e, a modo suo, Simone Cristicchi. Gualazzi è una figura di quelle che non sono immediatamente riconoscibili, ma che catturano l'attenzione e che creano interesse, perché non si sa cosa potrebbero tirare fuori dal cilindro. E ora, nell'anno 2021, Gualazzi è una figura conosciuta.
Figurarsi 10 anni fa, quando era ancora un artista di nicchia.
E dalle pubblicità dell'ENI all'Eurovision il passo è sorprendentemente breve.
Nel giro di neanche un anno Gualazzi è passato dall'essere conosciuto per la sua cover di ''Don't Stop'' dei Fleetwood Mac, al palco dell'Ariston, al rappresentare l'Italia a livello europeo. E questa storia è compresa, praticamente per intero, nel suo secondo disco. Reality and Fantasy compie 10 anni oggi. Parliamone.
Non che Gualazzi sia spuntato fuori dal nulla. La critica e il pubblico della scena Jazz, sia italiano che internazionale, lo stavano tenendo d'occhio dal 2005, anno del suo primo album Love Outside the Window. Al tempo Gualazzi non aveva neanche 24 anni. 6 anni passano, e dopo un cambio di etichetta verso la Sugar che vanta in scuderia Malika Ayane, Motta, i Negramaro e Bocelli, la maggior parte del pubblico italiano comincia a ricevere i primi assaggi di quello che accadrà proprio grazie alla cover di ''Don't Stop''. Un pezzo immediatamente riconoscibile grazie al ritornello e che si presta bene allo stile Pop-Jazz di Gualazzi, ma che impallidisce in confronto alle altre proposte del disco e che non rispecchia pienamente lo stile dell'artista di Urbino. Per un assaggio più fedele basta ascoltare la title track.
Gran presenza del pianoforte e della voce acuta di Gualazzi, percussioni non particolarmente accentuate, kazoo e voce che accompagna con quei suoni gutturali ereditati da Louis Armstrong. Salvo gli ultimi due punti la discografia di Gualazzi si ripete, bene o male, secondo questi schemi, non senza sorprese. Tipo uno dei miei primi approcci a Reality and Fantasy.
2017. Luglio. Si sposa una cugina di mia mamma, e il DJ durante l'aperitivo mette le solite cose, un po'di Lounge che non guasta mai, Pop tranquillo e molto melodico, qualcosa di italiano. E ad un certo punto, finché parlo con mio cugino e mio papà, parte questa botta Funk e le mie orecchie si rizzano immediatamente.
Questa è ''Scandalize Me''. É probabilmente uno dei pezzi migliori dell'album e dimostra che nelle vene di Gualazzi c'è anche un po'di Stevie Wonder che è sempre ottimo, ma sorprendentemente anche Kool & the Gang. Quei coretti fanno molto ''Celebration''. Se vogliamo guardare agli altri highlight dell'album ci sarebbe anche il singolo ''Calda Estate (Dove Sei)'', un allegro pezzo Jazz che sembra quasi avere una discendenza che porta a Fred Buscaglione. Si riconferma figo il Funk-Jazz che Gualazzi tenta in ''Out of My Mind'', sebbene senza l'organo bellissimo di prima. Per chi preferisce brani più propriamente Jazz sono da consigliare anche ''Sarò Sarai'' e il riarrangiamento di ''Caravan'' di Duke Ellington che chiude l'album. Sono fighi, ma parlo un po' da profano. Il massimo della mia conoscenza jazzistica si ferma all'aver visto Soul su Disney+.
Ma c'è un pezzo in particolare, proprio quello che apre l'album, su cui non mi sono ancora soffermato proprio perché ha una storia tutta sua: ''Follia d'Amore''.
Reality and Fantasy è uscito durante l'edizione del 2011 del Festival di Sanremo, quella vinta da Vecchioni con la delicata ''Chiamami Ancora Amore'' e che ha dato i natali alla celebre ''Arriverà'' dei Modà con Emma Marrone. ''Follia d'Amore'' è il singolo con cui Gualazzi ha partecipato alla Sezione Giovani del Festival, vincendo. In qualsiasi altro caso, questa sarebbe stata un'aggiunta da poco, ma non in questo: perché dopo 13 anni di assenza dall'Eurovision l'Italia decise, proprio nel 2011, di tornare a parteciparvi. E all'epoca non si mandava in automatico chi vinceva tra i Big di Sanremo (cosa che sarebbe cominciata solo a partire dal 2013 con Marco Mengoni), ma il vincitore della Categoria Giovani.
Saarebbe toccato dunque a Gualazzi il compito di rappresentare il grande ritorno dell'Italia all'Eurovision.
Non poteva esserci scelta migliore: ''Follia d'Amore'' è un pezzo di una classe incredibile, che si porta dietro una scia di eleganza e delicatezza invidiabile, quasi da film di Hollywood d'altri tempi. Quel crescendo alla fine poi, sebbene la voce acuta di Gualazzi sembri quasi steccare e raggiungere il suo limite dal vivo, è da pelle d'oca. Ma l'Eurovision è l'Eurovision. E la performance di Gualazzi, sebbene osannata dal premio della critica, arrivò seconda e perse contro ... l'Azerbaijan. Che devo ancora capire cosa ci faccia all'EUROvision. Vittoria ancora oggi contestatissima tra i fan e gli ''storici'' della competizione, con alcuni che difendono i vincitori e altri che invocano brogli elettorali. L'Eurovision dell'anno successivo sarebbe stato caratterizzato, a quanto pare, da una vera e propria ostentazione della capitale Baku, episodi di omofobia, violazione dei diritti umani e tensioni costanti con l'Armenia, che si sarebbe ritirata dalla competizione a causa del conflitto nel Nagorno-Karabakh. Dopo Gualazzi, l'Italia avrebbe raggiunto il podio altre due volte: nel 2015, quando Il Volo arrivò terzo con ''Grande Amore'' e nel 2019 con il secondo posto di Mahmood e della sua ''Soldi''.
Reality and Fantasy e il successo di ''Follia d'Amore'' sono stati, in retrospettiva, forse il punto più alto della carriera di Gualazzi. Penso che nessuno dei suoi album successivi sia stato così interessante e mi abbia preso come questo. Ma questo picco lo ha cementato come una figura da tenere d'occhio e che fa un po'quello che gli pare e piace. Ha quasi vinto il Festival di Sanremo nel 2014 quando, idea folle ma che ha funzionato, si è portato dietro Sir Bob Cornelius Rifo e nessuno si sarebbe mai sognato di vedere i Bloody Betroots sul palco dell'Ariston. Chi ha visto Moana (Oceania per noi italiani, indovinate perché) se lo è trovato nei panni del granchio sbrilluccicoso Tamatoa sostituendo Jemaine Clement dei Flight of the Choncords. E quando l'anno scorso ce lo siamo trovati in versione Elton John caraibico è stata una piacevole sorpresa, anche per chi aveva già avuto esperienze con il suo modo di fare musica. Potrei parlare in futuro delle numerose persone ed eventi con i quali Gualazzi ha interagito.
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