Simple Things degli Zero 7 compie 20 anni. Parliamone.

 



di Giovanni Bredo


Anno 2013. Forse anche 2014. Tra gli youtuber che guardavo un sacco c'erano Todd In The Shadow e un nome che ora non si caga nessuno, ma a suo tempo abbastanza conosciuto per chi seguiva Channel Awesome, ossia Pawdugan. In uno dei loro video (figurarsi se mi ricordo quale), viene tirata in ballo Sia e la sua carriera Indie prima delle super collaborazioni Pop tipo ''Titanium'' e uno dei gruppi citati erano appunto questi Zero 7. Gruppo a me sconosciuto, soprattutto considerando che all'epoca i miei gusti puntavano più ad artisti come i My Chemical Romance o gli Slipknot invece dei Massive Attack o i Groove Armada. Ma è bastato un singolo ascolto di alcuni dei pezzi di questo album per farmi innamorare di quella che si potrebbe definire mood music. Da quel momento è cominciata una mia personale esplorazione di questo sound verso Indie, Folk, Trip-Hop, soprattutto quelle cacchio di playlist Lo-Fi/Chillhop. Quelle per rilassarsi o studiare per intenderci. Ed è tutto cominciato da questo album.

Simple Things compie 20 anni oggi. Parliamone. 

Duo britannico, gli Zero 7 sono la creatura di Henry Binns e Sam Hardaker. Simple Things è forse il loro lavoro più significativo, oltre che più celebre: una combinazione di Trip Hop, Indie, Muzak, Lounge, Jazz e anche Dream Pop e Shoegaze molto intrigante e bilanciata, che oscilla tra passaggi onirici rilassanti e sorprendente energia Indie, come ad esempio nell'opener ''I Have Seen'', collaborazione con il cantante Soul giamaicano Mozez. Non sorprende quest'anima Indie degli Zero 7, visti i loro contatti e collaborazioni con Nigel Godrich, il produttore dietro tutti gli album dei Radiohead da Ok Computer in poi. Questo spirito Soul caloroso e cullante è la colonna portante delle collaborazioni portate da Sia, ''Distractions'' e soprattutto ''Destiny''.


Ascoltare la Sia degli inizi, completamente distaccata dai suoi funambolismi vocalici e dalle sferzate Pop di ''Chandelier'' o ''Flames'', è straniante. Ma l'accoppiata tra il Trip Hop/ Lounge degli Zero 7 e la calda, ondulata e sorprendentemente profonda voce di Sia è ipnotica. ''Destiny'' è la canzone che mi ha aperto le porte verso le potenzialità di queste atmosfere musicali, ed è ancora un pezzo bellissimo oltre ad un mood autunnale e notturno che ho imparato ad adorare. Sulla stessa linea di Sia si trova anche Sophie Barker, cantante Alternative britannica, anche lei presente in ''Destiny'' e in un altro pezzo incredibile, ''In The Waiting Line''. Assieme, questi due pezzi formano un'accoppiata Chill evocativa, probabilmente il meglio dell'album. 


Ci sono altri pezzi di nota? Apprezzo l'energia (per gli standard dell'album e del genere) di pezzi come ''Polaris'' e ''This World'', al confine con lo Shoegaze il primo, affine ad R'nB  il secondo. Bellissima anche la strumentale ''Likufanele'', un pezzo di sottofondo Lounge che non è passato inosservato, anzi. Generalmente parlando, Simple Things è un ottimo album che rappresenta un tassello di quello che aveva da offrire la scena Indie britannica di fine anni '90/inizio anni '00: un bellissimo fritto misto di influenze e scene differenti, alcune in decadenza, alcune destinate ad estinguersi, altre a proliferare. Personalmente parlando, dagli Zero 7 mi sono spinto verso altri artisti come i The National, i Frightened Rabbit, fino ad arrivare a generi come Vaporwave e Chillwave. 

Ma queste sono storie per altri anniversari.


Brani consigliati: ''Destiny'', ''In The Waiting Line'', ''Likufanele'', ''I Have Seen'', ''Give It Away'', ''Distractions''





La Ciliegina Sulla Torta: 




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