All Killer, No Filler dei Sum 41 compie 20 anni. Parliamone.
di Alessia Mengato e Giovanni Bredo
I Sum
41 sono una tra le band che i millennial mancati come me ascoltavano ai
diciottesimi o durante i primi giri in macchina, una colonna sonora perfetta
per beccare il marciapiede facendo un parcheggio a esse.
Tra
l’altro le canzoni più ascoltate del gruppo provengono dall’album di cui
parleremo oggi, All Killer, No Filler, il loro primo album. Canzoni come ''Fat Lip'' e ''In Too Deep'' ne sono l’emblema, chiunque le ha ascoltate
e forse ascoltarle dava quel qualcosa in più, ci si sentiva più grandi di
almeno tre anni perché non si ascoltava la musica commerciale ma qualcosa che
aveva quasi vent’anni.
Non so
neanche cosa dire in particolare a riguardo, sono un gruppo che mi ricorda
molto la spensieratezza adolescenziale, quando si poteva uscire ogni pomeriggio
perché non si aveva nulla da fare, quando in una serata si girava per cinque
feste che – per quanto diverse tra loro potessero essere – avevano tutte una
cosa in comune: la vodka alla pesca.
Il
sound dell’album in sé vuole ricordare quel rock non necessariamente impegnato,
un rock che vuole far distaccare chi lo ascolta dai problemi di ogni giorno per
fiondarsi su qualcosa che svuoti il cervello.
Del resto quello di All Killer, No Filler è un Pop Punk scanzonato, divertente, da grigliata con gli amici, con quella dose di ''scemenza'' ereditata dai Green Day e soprattutto dai Blink-182. Soprattutto è un sound che guarda al mondo tranquillo e super-coloratissimo della cultura occidentale pre-11 settembre. I Sum 41 non erano ancora capaci di livelli di profondità (per il genere) come quelli dei Green Day, ma non erano neanche Bubblegum Punk come potevano essere gli SR-71 o i Simple Plan. Anzi, pezzi come ''Never Wake Up'' dimostrano come il gruppo sapesse già come accelerare i propri ritmi e pestare un po'di più, cosa che diventerà evidente in alcuni album futuri. Tra questi pezzi quello più significativo è ''Summer'', preso dal loro primo EP Half Hour of Power, qui presentato in versione rimasterizzata e ripulita. La versione sull'EP ha decisamente più mordente e carisma, ma è comunque uno dei pezzi migliori dell'album. Ricollegandosi al sound scanzonato ci sarebbe la questione dei tre singoli (anzi, singoloni) estratti dall'album: le già citate ''Fat Lip'' e ''In Too Deep'', ma anche ''Motivation''. Orecchiabilissime. Talmente tanto orecchiabili e semplici nella loro struttura che dopo un paio di ascolti non solo le avrete già imparate, ma non lasceranno mai il vostro cervello. La semplicità del genere è compensata ampiamente da hooks su hooks, ritornelli che in sede live risultano in cori incredibili e puro divertimento. Sentire migliaia di persone ballare e cantare durante il ritornello di ''Fat Lip'' è un'esperienza magica.
L'album può sembrare che viaggi sullo stesso identico binario, e sebbene ogni canzone abbia una propria identità, la struttura ripetitiva di certi pezzi va a svantaggio di ascolti in ripetizione e a lungo andare del disco. Ma vale la pena rispolverare All Killer, No Filler anche solo per quei passaggi leggeri (anzi leggerissimi) da pogo adolescenziale che sono tra i picchi della discografia dei Sum 41 in termini di qualità e popolarità. Dopotutto, uno dei pezzi che apre l'album si intitola ''Nothing On My Back'' (ed è anche bellissimo). No, questo non è l'album migliore dei Sum 41, ma è sempre un ascolto molto piacevole. Arriveremo a quei lavori migliori quando sarà il momento.
Soprattutto questo bestione.
Ma questa è una storia per un altro anniversario.
Brani consigliati: ''Fat Lip'', ''In Too Deep'', ''Summer'', ''Motivation'', ''Nothing On My Back''



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