Legna dei Gazebo Penguins compie 10 anni. Parliamone.
di Alessandro Beghetto
Ebbene sì. Abbiamo perso di qualche giorno la coincidenza con l’effettiva uscita di questo magnifico album (era l’11 maggio) targato To Lose La Track, ma ehi anche loro hanno cominciato questo disco urlando “ho perso il tram delle sei”, quindi ci siam quasi sentiti in dovere di fare questo #parliamone in ritardo.
Stiamo parlando ovviamente di LEGNA dei Gazebo Penguins, primo lavoro della band emiliana cantato interamente in italiano. Il titolo di questo disco è stato scelto per via dell’affinità tra il sound dei brani e l’immagine che la parola “legna” evoca nelle nostre menti; infatti, non trattiamo di sonorità pop, ma bensì di chitarre distorte, voci urlate, di un sound ruvido ma allo stesso tempo melodico da cantare tutte le loro canzoni a squarciagola sottopalco.
I Gazebo Penguins fanno emocore e lo suonano bene. Una delle band più interessanti del panorama indipendente italiano degli ultimi dieci anni. La band canta, vive la provincia e si sente. Le tracce sono un intriso di rabbia, dolore e disagio, quella voglia di sparire e scappare da tutto e tutti tipico di chi, come me, ha vissuto la provincia da adolescente.
Quasi tutti i brani di LEGNA sono stati registrati dal vivo, otto pezzi di cui solo due sono stati sovra incisi in post-produzione. Questo fa capire l’affinità tra i vari componenti della band: una registrazione dal vivo in presa diretta necessita di un’ottima padronanza dello strumento e sintonia con gli altri componenti (e questo lo posso assicurare da musicista).
Uno dei brani iconici di quest’album è Senza di te, traccia scritta insieme a Jacopo Lietti dei Fine Before You Came, band con la quale hanno molto in comune stilisticamente, entrambe hanno cominciato i loro progetti in inglese per poi passare all’italiano. Il brano è stato inserito dal sito Rockit al 53° posto tra i 100 migliori brani del 2011, mentre Deer Waves nel 2020 la inserisce tra le 50 canzoni più belle dell’emo italiano classificandola al secondo posto.
Pur essendo il primo album scritto in italiano dai Gazebo, il risultato dei testi è più che soddisfacente. Certe frasi possono sembrare disconnesse tra loro, ma la maggior parte delle canzoni si ricollegano ad una sensazione di disagio esistenziale tipica di chi canta questo genere.
Tra le frasi che, personalmente, preferisco di più di questo disco troviamo “con i soldi della spesa comprerò un po’ di fortuna” (Il tram delle 6), “dentro alla cesta delle robe inutili che di buttar non ho mai avuto il cuore, ci si affeziona” (Senza di te) ed infine “Se la smettessi di farmi di auguri, Io avrei meno problemi” (Troppo Facile). Come avete potuto notare, l’emo alla base dei testi ce n’è, e a palate!
C’è da dire che con LEGNA i Gazebo Penguins hanno inaugurato la loro evoluzione musicale. L’album, pur essendo un riferimento chiave per la scena emo italiana, ha dettato le basi per una spinta superiore con i successivi lavori: Raudo e Nebbia, di cui mi piacerebbe parlare più avanti (magari in occasione dei loro prossimi anniversari). Questo non vi esula dal considerare LEGNA un gran album di cui, sicuramente, consiglio l’ascolto con un occhio di riguardo agli amanti di questo genere e non solo, perché l’emo racconta il disagio interiore di tutti gli ascoltatori veterani della scena indipendente.
Brani consigliati: ''Il Tram delle 6'', ''Dettato'', ''Senza di Te'', ''Troppo Facile'', ''Ci Mancherà''
Ricordo piuttosto bene e con affetto il mio primo contatto coi Gazebo Penguins: era una sera di giugno del 2017, era appena uscito Nebbia e capitai per caso ad un loro concerto nella mia città. Non li avevo mai sentiti prima e fui colpito positivamente dalle atmosfere eteree e malinconiche che erano in grado di creare, tanto che a fine concerto decisi di acquistare la copia fisica di Nebbia, appunto, che ancora conservo gelosamente nella mia macchina.
Ricordo altrettanto bene quando, mesi dopo questo primo approccio nei quali consumai Nebbia fino allo sfinimento e ci piansi tutte le mie lacrime sopra, tentai di ascoltare per la prima volta il loro primo disco in lingua italiana, Legna: mi aspettavo di trovare ancora quel sound etereo e curato che tanto mi piaceva di Nebbia, ma purtroppo rimasi deluso perché trovai esattamente l’opposto; mi sembrava di ascoltare un disco di un’altra band, nonostante si trattasse sempre di emo/post hardcore. Con gli ascolti successivi, però, ho imparato ad apprezzare le caratteristiche che rendono particolare questo disco, e cercherò di spiegarle nelle righe successive.
Uscendo nel 2011, Legna si inserisce appieno nella nascente tradizione dell’emocore in lingua italiana, iniziata con Sfortuna dei Fine Before You Came (2009) e continuata con Vermica dei Verme (2011), piazzandosi a livello di tematiche e sound più vicino a quest’ultimo, ma con un tocco personale differente.
Il sound, specialmente per quanto riguarda la chitarra e il basso, è la cosa che colpisce di più già dalle prime note del disco: è estremamente abrasivo, quasi fastidioso e volutamente di bassa qualità (uno dei motivi per cui all’inizio non mi ha convinto), per certi versi ricorda un po’ gli Shellac di At Action Park; fischi ed effetti noise sono presenti in ogni canzone, e stranamente si sposano bene con i riff energici e allo stesso tempo malinconici che caratterizzano l’album, creando un suono particolare e personale, almeno nell’ambiente italiano.
Oltre al sound, l’altra grande differenza che trovai rispetto a Nebbia, e che mi fece storcere un po’ il naso all’inizio, sta nella scrittura dei testi: troviamo in Legna dei testi che alternano un nonsense che sfocia quasi nel demenziale con un’ironia abbastanza pungente e delle frasi ad effetto che sembrano scritte apposta per fare male al cuore. Credo che sia proprio per questa loro caratteristica che molte canzoni di questo disco siano diventate veri e propri inni nell’ambiente emo italiano, da cantare a squarciagola per coronare le migliori sbronze tristi: esempi lampanti, nonché i brani migliori a mio avviso, sono ''Senza di Te'' (“ci si affeziona, e poi è tutto un ricordar le cose meglio di com’erano davvero, di quando avevamo qualche anno in meno”), ''Il Tram delle 6'' (“non ritornerò, oggi no, forse per un po’”), ''Troppo Facile'' (“è troppo facile sorridere d’estate, è troppo facile non scegliere per niente”), ''Frate Indovino'' e ''Ci Mancherà'' (“ci mancherà sempre quella paura che avevi tu”).
Un’altra caratteristica che mi ha colpito molto dei Gazebo Penguins, e che in realtà caratterizza tutta la loro produzione e non solo questo disco, è l’utilizzo delle voci: trovo particolare il fatto che non ci sia mai una sola voce che canta, il disco è quasi interamente cantato come se fosse un coro (esclusi i momenti in harsh che danno quel tocco HC in più), e questo, oltre al fatto che le linee vocali entrano in testa molto bene, rende Legna ancora più cantabile, e fa sì che i suoi brani siano molto “catchy” e coinvolgenti per il genere.
Devo dire che ci ho messo un po’ ad apprezzare appieno questo disco, ma ora che sono consapevole del suo valore, almeno all’interno della discografia dei Gazebo Penguins, posso dire che è un disco comunque importante e a suo modo iconico (anche se non quanto Nebbia), perché trovo che sia un buon biglietto da visita per chi si vuole approcciare alla band, e merita di essere considerato un “classico” del genere in Italia, e quindi di festeggiare un buon decimo compleanno fatto di lacrime e malinconia.
Brani consigliati: ''Senza di Te'', ''Il Tram delle 6'', ''Frate Indovino'', ''Ci Mancherà'', ''Troppo Facile''
Esperto di Rock e Indie, Alessandro Beghetto (1996) è un uomo a cui piace dilettarsi con varie forme artistiche. Abbiamo già detto dei suoi progetti musicali (Corvo, cliccate per ascoltare gli EP A Pezzi e Non è Mai il Giusto Tempo, e gli Heaven Or Las Vegas, cliccate per ascoltare il loro EP Cose Che Non Ho Mai Vissuto), ma Alessandro ha anche una pagina Instagram interamente dedicata a fotografie artistiche, phipster_off. Dateci un'occhiata, merita!
Marco Palatella (1999) torna come nostro consulente per la sfera Rock e Metal. Studente di lingue all'università di Padova, Marco è anche chitarrista nel gruppo Post Hardcore Vremja. Per sostenerli potete seguirli su Facebook e Instagram oppure ascoltare il loro EP omonimo, Vremja, su Spotify e Bandcamp. Fidatevi, è un ascolto caldamente consigliato.
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