Che La Paura Cambi Fronte degli Un Quarto Morto compie 10 anni. Parliamone.
Ho ascoltato per la prima volta Che la paura cambi fronte degli Un Quarto Morto (o ¼ Morto) quando è uscito, dieci anni fa. Riascoltare questo 7’’ ora fa un effetto un po’ diverso. Ciò perché se da un lato la carica adrenalinica che l’eccezionale fastcore del quartetto marchigiano riesce a darmi cresce ancora ad ogni ascolto, dall’altro la congiuntura storica in cui mi trovo a scrivere mi fa pensare sempre più spesso a ciò che questo disco rappresenta: un attacco. Un attacco ad un esistente nel quale la paura si palesa dolorosamente come Stimmung caratterizzante l’ordine sociale, diffusa come il morbo grazie al quale è diventata ora più che mai strumento di sopruso nei confronti dei diseredati, degli oppressi e degli esclusi. Un attacco condotto tramite la fermezza nell’etica DIY (che caratterizza rigorosamente tutta la produzione degli ¼ Morto, in questo caso per mezzo dell’etichetta Hanged Man), tramite sonorità aggressive, feroci e ovviamente velocissime, e tramite le urla, invettive contro la condizione di paralisi e passività di chi è spettatore immobile della miseria, dell’angoscia e della perdita di senso dilaganti.
Con quest’attacco si conclude il percorso quinquennale degli ¼ Morto (che si lasciano alle spalle anche La Semina e il Raccolto, Annusarsi, Scegliersi, Lamentarsi, uno split con i Mr.Murrungio, uno con gli Entact e una raccolta) ma:
“come in tutte le cose che giungono ad un termine, come nei finali dei migliori discorsi pubblici, vogliamo salutare con un augurio: quello che la paura possa cambiare fronte, presto. Quella stessa paura che assilla e ha assillato i deboli, gli indifesi, coloro che costituiscono la cosiddetta "base" della piramide sociale e che troppo spesso si trovano costretti a pagare colpe che gli piovono dall'alto e che non gli appartengono, relegati ad un'esistenza con una spada di Damocle sospesa sulla propria testa. Che la paura possa per una volta colpire la cima di questa piramide, coloro che sono abituati a fare il bello ed il cattivo tempo, incuranti delle conseguenze della propria altezzosità, abituati a scaricare responsabilità sulle teste altrui, protetti da solidi strati di egoismo, che per una volta sia la loro testa a tremare. Convivere con la paura, soprattutto quando questa è ingiustificata, significa annullare la propria esistenza. Che la paura cambi fronte, che terrorizzi chi è abituato a terrorizzare, che il debole guardi il potente atterrito di fronte allo scempio delle proprie colpe. Questo è il nostro augurio finale, perché, se la paura è strumento di potere, il potere possa divenire bidirezionale.” [cit.]


Commenti
Posta un commento