Gold Cobra dei Limp Bizkit compie 10 anni. Parliamone.



di Giovanni Bredo

Cosa si può dire dei Limp Bizkit che non sia già stato detto? Ovunque essi siano citati, soprattutto da gente americana su Youtube, se ne parla come una delle piaghe che hanno devastato la scena Rock e Metal tra gli anni '90 e '00 riducendola ad un cumulo di macerie e ridicolo, un branco di invasati buzzurri e misogini che combinavano malissimo Rap e Metal. La feccia, insomma.

E invece a me i Limp Bizkit non solo piacciono, mi affascinano. Mi affascinano allo stesso modo nel quale le rovine antiche affascinano Alberto Angela, o una cisti enorme pronta da scoppiare affascina un dermatologo. Non ho scelto queste due analogie a caso, e ci arriverò a tempo debito. I Limp Bizkit mi affascinano come un vero caso sociologico e culturale: una delle band più grandi del pianeta che riesce a rilasciare un album colossale e che ha venduto un sacco come Chocolate Starfish And The Hotdog Flavored Water subito dopo essere stati accusati di essere i principali istigatori delle violenze di Woodstock '99 e dell'intero disastro che ne è uscito fuori; la più pura e semplice dimostrazione che l'abito non fa il monaco; musicisti fenomenali capitanati da un Florida Man che molti ritenevano, senza sapere mai se fosse vero o no, un deficiente; una band capace di influenzare le tendenze discografiche dell'epoca con una serie di adepti come gli Staind e i Puddle Of Mudd, per poi sparire dalla circolazione e diventare oggetto di ridicolo nell'arco di un solo album, rilasciato subito dopo il sovracitato disco, ripetiamolo, uno dei più grandi non solo della loro carriera, ma forse dell'intera scena Rock/Metal di fine anni '90/inizio anni '00. Questi sono alcuni dei motivi per cui mi affascina studiare i Limp Bizkit e la loro storia. E tutto è cominciato esattamente dieci anni fa, quando ho ascoltato per la prima volta, su MTV Music, pezzi come ''My Generation'' (per fortuna non una cover dei The Who) e ''My Way'' (PER FORTUNA non una cover di Frank Sinatra). 

Esattamente nel 2011, però, i Limp Bizkit tornavano sulla scena con un lavoro che nessuno si aspettava. Gold Cobra compie oggi 10 anni. Parliamone.

Yeah, no. Gold Cobra fa cagare, mi spiace gente. Pure io, un difensore indefesso delle qualità positive dei Limp Bizkit, non riesco a difendere Gold Cobra, soprattutto dopo averlo ascoltato per questo articolo. Per chi è questo album? Il disco cerca di combinare l'anima Nu Metal dei vecchi dischi (dunque cerca l'appoggio dei vecchi fan, ok), con una produzione ed uno stile che favorisce la presenza e le doti come rapper di Fred Durst a discapito degli strumenti più Metal, in linea con il Pop e il Rap dei primi anni '10 (dunque cerca ANCHE nuovi fan? Forse gente della mia età che magari ascoltava Drake, ma che aveva appena conosciuto gente come i Limp Bizkit o i Korn?). Un album che cerca di accontentare due fasce di pubblico abbastanza diverse, non accontentando quasi nessuno. Gold Cobra non regge soprattutto durante un ascolto integrale, è un album incredibilmente monotono, sottotono e privo di quei momenti musicali che rendevano godibili gli altri album del gruppo. Fred Durst, il cucciolone che si atteggia da testa di cazzo, è sempre stato un po' l'anello debole del gruppo, gran carisma ma capacità vocali in clean e rap inferiori a quelle di un Mike Shinoda per esempio. Lasciare ampio spazio a lui detrae dalla presenza degli altri membri del gruppo, a partire dal duo ritmico di John Otto e Sam Rivers, spesso soffocati dalle parti ritmiche inserite da DJ Lethal. Uno degli uomini che ha contribuito a creare ''Jump Around'' quando era parte degli House Of Pain è ora un problema nella struttura di uno degli album peggiori dei Limp Bizkit. Otto e Rivers hanno i loro momenti di gloria, la titletrack regge bene anche nelle strofe cantate da Durst grazie ad un giro di basso incredibile che fa da collante. Super menzione va anche a Wes Borland, senza il quale canzoni come ''Gold Cobra'' e ''Shark Attack'' non avrebbero tutto il mordente che hanno. Sono anche gli unici pezzi decenti dell'intero disco. 

Gold Cobra è un album dimenticato da dio, dai fan e forse dai Limp Bizkit stessi. Ho avuto la fortuna di vederli dal vivo, Sziget festival a Budapest, 2015. Quello dei Limp Bizkit è stato forse uno dei concerti più divertenti della mia vita, con gente che si lanciava in mezzo al pogo con un gazebo. E hanno fatto una sola canzone da Gold Cobra, uscito appena 4 anni prima, proprio la titletrack. Ultimamente i Limp Bizkit hanno saggiamente preso la riga del circuito nostalgico di concerti, e la loro scaletta era piena zeppa di pezzi da Significant Other e Chocolate Starfish, una serie di greatest hits costellate da cover indecenti. Ma non sarà sempre così.

Perchè vedete, questo è in realtà un articolo solo parzialmente riguardo Gold Cobra. E qui ci starebbe un sacco la GIF presa da Robot Chicken, quella di M.Night Shyamalan che usano tutti gli youtuber americani.

Proprio questa.

Prima di Gold Cobra i Limp Bizkit sono passati dall'essere una band tra le più famose del pianeta ad un album che ha completamente azzoppato la loro carriera e forse l'intera ondata Nu Metal, Results May Vary (2003). Da lì in poi non si sono più rialzati, rilasciando un album completamente dimenticato nel 2005 ed aspettando sei anni per rilasciare il loro album successivo, appunto Gold Cobra. Nel 2012 avvengono due cose di rilievo nella nostra storia. La prima è che i Limp Bizkit passano dalla Interscope (di cui Durst è stato ad un punto vice-presidente) alla Cash Money Records. Vedere i Limp Bizkit, una band con del potenziale nostalgico, ma livelli di ritorni artistici calanti se non deludenti, come compagni di scuderia di Lil Wayne, Drake, Nicki Minaj e DJ Khaled doveva essere una cosa assolutamente paradossale. Il secondo avvenimento rilevante è l'annuncio del successivo album della band, Stampede Of The Disco Elephants. Vi dice niente?

Non mi sorprende, visto che non è ancora uscito a distanza di quasi un decennio. Negli ultimi dieci anni, anni nei quali altre band del loro genere hanno avuto modo di rinascere e pubblicare dischi validissimi, i Limp Bizkit hanno pubblicato solo tre singoli. Una canzone con Lil Wayne (''Ready To Go'') che è un po' l'emblema di tutti gli stereotipi imputabili ai Limp Bizkit (un insulto ai bianchi, misogini, infantili e volgari), un singolo Rap (''Lightz'') che è abbastanza anonimo ed in linea con il Pop dell'epoca, talmente tanto che chiunque nelle classifiche del 2012 avrebbe potuto pubblicare una canzone così, ed infine un singolo sorprendentemente valido nel 2014, ''Endless Slaughter''.

Spero che questa sia la direzione che i Limp Bizkit intraprenderanno, ma commentando a giugno 2021 lo stato delle cose, la risposta di Wes Borland è stata questa.

''We've probably, in the last 10 years, been in the studio to try and complete the record, I wanna say, seven times, to different studios. And we've been working on stuff, working on stuff, working on stuff. And Fred [Durst] has been consistently kind of unsatisfied with where vision is, I guess...We probably have 35 songs recorded instrumentally, and he's done vocals on them and then thrown the vocals away — done vocals and then [gone], 'Fuck this,' [and] thrown it away. So I think he's finally at the point now where he's gonna pick a set of these songs that he's finally cool with and finish 'em and we're gonna finish the record. So, fingers crossed.''

In soldoni, è tutto pronto. Ma Fred Durst non è mai contento delle sue parti vocali e cestina tutto, più e più volte. L'intera storia fino ad ora di Stampede Of The Disco Elephants e soprattutto di Fred Durst è ormai una tragedia shakesperiana, la storia di un uomo che aveva tutto, ha perso molto e ha ricevuto talmente tante critiche ed insulti da non sapere cosa vuole portare al suo pubblico. Una storia molto, troppo simile a quella di Rivers Cuomo e la sua nevrotica relazione con critica e pubblico, che ha portato ad una decadente paralisi nella produzione dei Weezer dal 2001 in poi.

Ho cominciato questo articolo con due analogie per spiegare come mai i Limp Bizkit e la loro carriera mi affascinino. La loro continua parabola discendente dal 2003 in poi senza apparenti rialzi li rende un po'delle rovine nella loro stessa scena. L'apparente tossicità a cui sono sempre stati associati dall'inizio della loro carriera e le costanti reazioni avverse di pubblico e critica sono l'altro oggetto di studio, la cisti sempre pronta a riformarsi e a scoppiare. Eppure io non ho mai capito perché dovrei odiare i Limp Bizkit, e perché tanti lo facciano così accesamente. Certo, misoginia, ignoranza e livelli di maturità infantili sono presenti in molti dei loro pezzi, e la cosa è deprecabile. Io scelgo di ignorarla e concentrarmi sulla parte musicale, una delle aree nei quali il gruppo è ancora incredibile. Batteria e basso hanno spesso venature quasi Jazz, passione condivisa da tutti i membri del gruppo. E Wes Borland è ancora circondato dall'affetto di molti fan del Rock e del Metal, che lo considerano come uno dei migliori chitarristi della sua generazione. Forse bisogna aver vissuto quel periodo tra la fine degli anni '90 e l'inizio degli anni '00 per capire l'odio viscerale che molti provano verso i Limp Bizkit. Lo studio continua.

Gold Cobra è completamente dimenticabile, forse il punto più basso della carriera dei Limp Bizkit e l'esempio perfetto di quello che questo gruppo non è. Meritava comunque un articolo per i suoi dieci anni, e mi ha dato l'opportunità di parlare di Stampede Of The Disco Elephants, progetto che molti aspettano al varco. Potrebbe essere il Fear Inoculum del Nu Metal. Potrebbe anche essere il Chinese Democracy del Nu Metal.

Ma questa è una storia per un altro anniversario. 

Brani consigliati: ''Gold Cobra'', ''Shark Attack'', ''Endless Slaughter''




Giovanni Bredo (1996) è l'autore dell'articolo di oggi. Studente di inglese all'Università Ca'Foscari di Venezia, ha un sogno nel cassetto, ossia insegnare inglese ai bambini, si spera non facendogli ascoltare certa robaccia che gli piace. Ha parlato per un bel po'del concerto citato nell'articolo, rompendo le scatole agli amici che non avevano chiesto niente al riguardo. Di solito ora si limita a raccontare che, per non sporcarsi scarpe e vestiti, è andato a quel concerto in costume da bagno ed infradito, pentendosene amaramente al primo accenno di pogo. Bravo mona.

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