The Flood degli Of Mice & Men compie 10 anni. Parliamone.



di Giovanni Bredo

Sarò sincero: per anni della scena metalcore me n'è fregato grossomodo pochissimo. Quando avevo 14 anni mi ero attaccato quasi insensatamente a gente come gli Avenged Sevenfold e i Black Tide (storia divertente con questi ultimi. Ci arriveremo quando sarà il momento), a volte ascoltavo i Bullet For My Valentine e gli Atreyu. Poi ho provato ad ascoltare Sucide Season dei Bring Me The Horizon, mi ha fatto schifo e ho bollato quell'intera scena come irrilevante e quasi patetica, un errore di gioventù a cui avrei presto rimediato.

Tutto questo fino a 4-5 anni dopo, quando ho scoperto gli Of Mice & Men, prima con Restoring Force poi recuperando i loro altri lavori, fino al 2019/inizio 2020, quando mi sono innamorato quasi senza motivo di Defy, album senza tante pretese perfetto per guidare. Ben prima di Defy, però, un altro album mi aveva convinto del potenziale di questo gruppo.

The Flood, spesso considerato il miglior lavoro partorito dal gruppo, compie oggi 10 anni. Parliamone.

Parlerò nello specifico della riedizione dell'album pubblicata nel 2012, perché essa contiene un quartetto di pezzi che assieme compongono una specie di suite metalcore (e qui sento da lontano i fan del prog tirare un lungo ed agonizzante sospiro) composta da quattro brani che sono tra i migliori dell'album. 

Si parte con l'introduzione al disco, affidata alla tranquilla ''The Calm''. Un tranquillissimo, rilassante giro di chitarra preannuncia la formula dominante e semplice degli Of Mice & Men. Riffoni come se piovesse, strofe in scream e ritornello in clean, o quantomeno tendente al clean. Semplicissimo, la band non si distacca mai più di tanto da questa formula e non ne ha neanche bisogno. Lo dimostrano ampiamente i brani che seguono, ''The Storm'' (che ovviamente si aggancia a ''The Calm'', giocando sulla calma prima della tempesta), ''The Flood'' e ''The Depths''. Questi pezzi sono uno più bello dell'altro e aumentano di intensità e ferocia ad ogni passaggio, pur mantenendosi negli schemi del gruppo. Adoro il fatto che si giochi abbastanza con l'acquaticità e con concetti quasi thalassofobici. Il sonar che spacca a metà ''The Flood'' ne è un esempio perfetto, così come i cori che incitano ''Open, open, open'', riferimento all'espressione inglese to open the floodgates, ossia togliere dei limiti o delle imposizioni che frenano qualcosa. In sede live questo passaggio deve essere devastante in termini di pogo. Basti pensare a quel passaggio live inserito abbastanza a caso nel mezzo di ''The Depths'', un crescendo verso la chiusura del pezzo incredibile. Questo quartetto di brani varrebbe da solo il prezzo del biglietto e sono forse tra i brani più ispirati e celebrati del gruppo.

La domanda importante però è: come regge il resto del disco?

Onestamente, The Flood è quella che in inglese di chiamerebbe una mixed bag. Tende ad essere abbastanza ripetitivo, quasi sempre sugli stessi schemi. Vi piace il metalcore con i riffoni? Avrete molto, molto pane per i vostri denti qui. Volete qualcosa di più variegato ed ispirato? Cercate altrove, soprattutto se il metalcore non è il vostro genere. Personalmente parlando, a me piace. E ritengo anche che ci siano dei brani che si elevano sopra gli altri. 

''Ohioisonfire'' è sempre stata una delle mie canzoni preferite del gruppo, proprio per quella formula un po' trita che al gruppo riesce bene. Quel ritornello in clean è quasi più potente delle parti in scream. Molta di quella potenza viene da Austin Carlile, frontman del gruppo e, in precedenza degli Attack!Attack!. I ritornelli in clean sono forze il punto di forza dell'album, il giusto contrasto tra melodia e potenza che per me contraddistingue gli Of Mice & Men e mi ha fatto capire che potesse anche esserci qualcosa di più in questo genere. Sono stati un po' il mio secondo punto di partenza nella sua riscoperta. 

The Flood non è un album importante per la storia del Metal come può essere un Lateralus o un Blackwater Park. Ma mi ha aiutato ad osservare sotto una nuova prospettiva un genere che ritenevo intriso fino al midollo di immaturità adolescenziale e musicale. Non sarà fondamentale, ma si merita quantomeno un breve articolo per il suo decimo compleanno. 

Brani consigliati: ''The Calm'', ''The Storm'', ''The Flood'', ''The Depths'', ''O.G. Loko'', ''Still Ydg'n'', ''My Understandings'', ''Ohioisonfire''




Giovanni Bredo (1996) è sempre stato appasionato cultore ed apprezzatore dell'estetica emo/metal dei tardi anni '2000, passione che Instagram non manca di amplificare mostrandogli merchandise figo a prezzi proibitivi. Un uomo può sognare un outfit che comprenda una maglietta di Sempiternal dei Bring Me The Horizon. Lasciatosi alle spalle un passato da edgelord che ascoltava i Cradle of Filth, Giovanni è ora un happy happy boy con un'estetica che tende al colorato ed allegro. Nella vita studia inglese all'Università Ca'Foscari di Venezia ed è attualmente iscritto ad una laurea magistrale in Scienze del Linguaggio.

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