Origin of Symmetry dei Muse compie 20 anni. Parliamone.
di Pietro Rinaldi
1 Muse. Oggi si parla dei Muse
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Non credo ci sia bisogno di molte altre presentazioni: tutte queste renderebbero l'articolo estremamente lungo e contorto, come il percorso artistico di questa influentissima band inglese. Dal rock alternativo, al metal, fino a toccare musica dubstep e vere e proprie sinfonie in 3 atti, questo energico trio non si è proprio mai fatto mancare di nulla, marcando il terreno dei primi due decenni degli anni 2000 con la loro sonorità peculiare e sperimentale. Oggi torniamo indietro, molto indietro, su quello considerato l'album che ha dato la definizione del loro stile rock alternativo, il primo vero successo, seppur coperto dalle loro creazioni successive. Un album che al primo ascolto pare non abbia alcuna pretesa, ma che se riascoltato attentamente risulta molto di più di come si presenta a prima vista.
Siete pronti? Che l'ascolto abbia inizio. Questo è Origin of Symmetry.
2 L'album, traccia per traccia
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2.1 New Born
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"Link it to the world, Link it to yourself, Stretch it like a birth squeeze"
Già dai primi secondi dell'album dall'inizio ci si rende conto di essere di fronte ad una bestia completamente diversa dall'album precedente, Showbiz: entrambi i dischi hanno in partenza il solo pianoforte, ma la differenza in carattere, sia del suono che dell'arpeggio, unita alla maturità delle figure presenti nei primi versi, prepara chi ascolta ad un'esperienza completamente diversa dall'album precedente. L'introduzione di lì a poco della pesantissima chitarra nel potente riff iniziale catapulta immediatamente all'interno del frenetico mondo di Origin of Symmetry, è una forte affermazione di quello che i Muse diventeranno da lì a pochi anni: vogliamo spaccare, forte. Di particolare rilevanza è l'uso del pedale Whammy durante l'assolo. Il Whammy, pedale reso famoso da Tom Morello dapprima nei Rage Against The Machine, rimarrà elemento ricorrente per l'intera discografia della band; vera e propria lettera d'amore alla sperimentazione musicale in eterna evoluzione.
2.2 Bliss
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"Give me all the peace and joy in your mind"
Forse la canzone dal messaggio più positivo di tutto l'album e (parecchio ironicamente) dal significato molto simile a ''Creep'' dei Radiohead, ovvero l'amore così forte per un'altra persona che questo amore diventa invidiabile. Di notevole importanza sono la linea di basso, ovviamente distorto, l'arpeggio del sintetizzatore e lo squisito falsetto di Matthew Bellamy, il frontman. La generale orecchiabilità l'ha resa una fan-favorite, anche oggi, ad anni di distanza, rimane richiestissima ai concerti.
2.3 Space Dementia
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"Space dementia in your eyes And peace will arise, And tear us apart,
And make us meaningless again"
L'iniziale calma e sognante introduzione di pianoforte, molto velocemente lascia spazio ad un frenetico arpeggio che strizza l'occhio a compositori classici, in particolare Rachmaninoff. La straziante voce racconta di una relazione tossica, che lascia il "narratore" (forse identificabile con Matthew stesso) in preda ad uno stato di instabilità mentale e generale irrazionalità, quella che la NASA definisce come "Space Dementia", da cui il titolo. La potenza della traccia sta nella giustapposizione tra il martellante ritmo della strofa e il più calmo e disteso mood del ritornello, che porta ad un esplosivo crescendo finale.
2.4 Hyper Music
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"You know that I don't love you, and I never did. I don't want you and
I never will!"
Rabbia pura apre questa frenetica quarta traccia, l'esatto opposto di ''Bliss''; I distortissimi chitarra e basso, assieme all'incalzante batteria e agli urli e falsetti del frontman si sposano benissimo col contenuto dell testo. Rabbia e odio puro. "vogliamo spaccare, forte".
2.5 Plug In Baby
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"My Plug In Baby, Crucifies my memories When I'm tired of giving"
Se c'è una cosa per la quale i Muse sono rinomati è il frequentissimo uso di riff. Tra quelli più rinomati si trova quello di ''Plug In Baby'', una delle loro tracce più famose. La canzone riassume benissimo lo stile del gruppo: riff complessi ed esagerati, basso molto prominente, falsetti, sperimentazione sonora. Una vera gemma, forse la traccia migliore di tutto l'album…
2.6 Citizen Erased
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"For one moment, I wish you'd hold your stage With no feelings at
all. Open-minded, I'm sure I used to be so free"
Vero e proprio colosso di canzone, la prova che i Muse non sono solo rock. Dopo la sperimentazione a livello sonoro, abbiamo anche quella a livello compositivo: ''Citizen Erased'' è a tutti gli effetti una traccia progressive. La struttura è dir poco complicata, forse una delle più complicate della loro intera discografia. Il gioco di dinamiche nell'invasivo riff iniziale lascia spazio per rilassarsi, per poi rilanciare l'ascoltatore contro un muro per una seconda volta, riaccompagnandolo infine verso la distensione finale. Il significato del testo richiederebbe un articolo a sé stante; per farla breve, è una riflessione sulla fragilità dell'essere umano di fronte all'introspezione di sé. Non so cosa voi facevate, fate, o farete a 21 o 22 anni, ma sappiamo che Matthew Bellamy si poneva domande filosofiche sull'esistenza umana e le rendeva in musica. Oh no, prima avevo mentito. Forse questa è la traccia migliore di tutto l'album.
2.7 Micro Cuts
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"I've seen what you're doing to me. Destroying puppet strings to our
souls"
La psichedelica natura della canzone, accompagnata dal falsetto di Bellamy, con un finale esplosivo, ci ricorda ancora una volta "vogliamo spaccare, forte", ma anche "non abbiamo paura di osare". Il sopracitato falsetto è la cosa che risalta più dell'intera traccia, in cui il frontman arriva a toccare le note più estreme della sua carriera.
2.8 Screenager
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"Who you were… Was so beautiful"
Dopo le precedenti frentiche tracce, ci meritiamo una pausa. Ed ecco che arriviamo a ''Screenager'', una traccia sull'immagine distorta di sé stesso che si fa un teenager di fronte al modello ideale che gli viene mostrato in televisione. Le gentili dissonanze, l'ausilio di percussioni quasi tribali, stacchi a tratti inquietanti, tutti elementi che permettono di discostarci anche noi come lo screenager della canzone. Tanto per rimanere in tema di sperimentazione (ma anche sul tema un po' macabro), si dice che le percussioni di questa canzone siano state suonate con vari strumenti, tra le quali… ossa umane.
2.9 Darkshines
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"Passing by, you light up my darkest skies"
Tanto per rimanere malinconici, come accade nel terzo album Absolution, su ''Darkshines'' grava la stessa atmosfera della traccia precedente, pesante e triste, ma con una nota di disperazione: ancora una volta la scelta della vocalizzazione e gli sperimentalissimi suoni generati da una chitarra come al solito enormemente distorta, sovrapposta a sintetizzatori, aiutano quasi ad immedesimarsi nello strazio del "protagonista", costretto a a ricercare il suo amore, seppur consapevole quanto questo sia deleterio.
2.10 Feeling Good
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"It's a new dawn, It's a new day, It's a new life for me; And I'm
feeling good"
Penso sia virtualmente impossibile che non aver mai sentito questa canzone, non in questa versione, perlomeno. In effetti, ''Feeling Good'' altro non è che una cover del celeberrimo jazz standard di Anthony Newley e Leslie Bricusse, più e più volte riproposto da svariati artisti, tra i quali spiccano le più famose di Michael Bublé e Nina Simone. Ancora una volta i Muse inseriscono all'interno i loro elementi più caratterstici, rendendo la cover nel complesso energica e vivace, mantenendo l'orecchiabilità dell'originale.
2.11 (Futurism)
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"Grounded, boxed in, Like the evil in your veins"
Se non state ascoltando l'album, è ora di iniziare ad ascoltarlo. Per chi è in ascolto da CD, c'è una grande probabilità che non abbia trovato questa traccia nell'album. In effetti, in origine questa traccia era in esclusiva per la versione giapponese dell'album; su Spotify, al momento di scrittura dell'articolo, la traccia è invece presente, all'ultimo posto nell'album. Nella versione rimasterizzata del 20° anniversario e in quella giapponese è invece la penultima, perciò ho deciso di metterla tra parentesi, in penultima posizione. La traccia è un ottimo esempio di quello che negli album successivi verrà sempre osannato, per un motivo o per l'altro: il magistrale intreccio dei riff di basso di Christopher Wolstenholme con batteria e chitarra; ''Futurism'' è il precursore di pezzi come ''Hysteria'', ''Time Is Running Out'' e ''Mercy'', solo per nominarne alcune.
2.12 Megalomania
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"Paradise comes at a price That I am not prepared to pay"
Infine eccoci qui, all'ultima traccia. Dire che questa è una conclusione pomposa è forse addirittura un eufemismo. L'utilizzo di un organo (non un organetto, ma un organo vero e proprio) permette alla traccia di assumere un tono regale, o anche ecclesiastico: come se ci stessimo trovando di fronte a qualcosa di più grande di noi, quasi come se stessimo ponendo noi di fronte a una divinità. Lo stridore della fermezza del primo verso, "Paradise comes at a price that I'm not prepared to pay", capovolge le aspettative. Il giovane Matthew nel corso dell'album dapprima si interroga sulla fragilità umana (''Citizen Erased''), sull'influenza negativa dei modelli (''Screenager'') e ora si cimenta pure nello scetticismo religioso. Ambizioso il ragazzo, credo che faranno strada!
3 In conclusione
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L'album è uniformemente riconosciuto dai fan dei Muse come uno dei loro migliori album per un semplice motivo: lo stile dei Muse è tutto riassunto qui, gli elementi ci sono, dalla sperimentazione sonora - che sia vocale, sonica o di genere musicale - ai grandiosi arrangiamenti orchestrali, senza rinunciare al classico /power trio/ chitarra-basso-batteria. L'umanità si divide in due categorie: da una parte c'è chi ama Origin of Symmetry, dall'altra c'è chi lo odia; da una c'è chi apprezza i Muse, dall'altra chi non li sopporta.
Personalmente, sono nella prima categoria. E voi?
3.1 Tracce consigliate
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Mi pare ovvio dopo un articolo del genere che un ascolto integrale è più che obbligatorio
Classe 1999, studente di fisica all'Università di Padova, Pietro Rinaldi ascolta un po'di tutto spaziando dalla musica microtonale al progressive metal. Bassista a tempo perso, si diverte a comporre musica nel tempo libero. Potete trovarlo su Bandcamp con il suo progetto Sceptwo (cliccate qui per ascoltare l'EP The Shadows e l'LP Then Darkness Came).



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