Nevermind dei Nirvana compie 30 anni. Parliamone.
di Alessandro Beghetto
Di recente si è parlato molto dei trent’anni di Nevermind e non per via della sua musica, ma a causa di Spencer Elden (a cui vanno i miei complimenti per continuare a seguire il dollaro a distanza d’anni) che ha attirato i riflettori su di sé per via dell’azione legale presa verso i Nirvana. Detto questo, mi sembrava doveroso parlare dell’album che negli anni 90 ha scosso il modo di fare “rock”.
Nevermind, a mio parere, ha
del rivoluzionario. Sdoganando completamente il concetto di “solo ciò che è pop
passa in radio”, i Nirvana si prendono la loro fetta nella storia della musica
sfornando un disco dal carattere punk, con un sound ruvido ed una voce, quella
di Kurt Cobain, spesso urlata e graffiata, ma allo stesso tempo melodica, dove
le canzoni passano dalla morbida carezza al sonoro pugno in faccia.
Band che non ha bisogno di introduzione, come
nemmeno Nevermind; album che ha fatto delle sue tracce, pietre miliari
del grunge ed inni generazionali degli anni ‘90 e non solo. Perché, parlandoci
chiaro, chi non ha avuto la sua fase Nirvana? Per dire, c’è gente che non ne è
mai uscita.
Una band dal sound peculiare capitanata
dal cantante/chitarrista Kurt Cobain, che ha fatto delle sue scritture e del
suo modo di vivere la musica uno status. Il sound graffiante e i testi
apparentemente “no-sense” hanno aperto nuovi orizzonti in tutto il panorama
musicale toccando anche l’Italia, dove si sono propagate numerose band dal
sound filo-grunge (basti pensare ai primi Verdena).
Una cosa è certa: in questo
anniversario non parleremo delle tracce più famose e blasonate, ossia le iconiche
Smells Like Teen Spirit, In Bloom, Come As You Are e
Lithium. Diciamo che ci saranno molti articoli, sicuramente migliori di
questo, che daranno un’inquadratura più approfondita su questi pezzi, canzoni
che ora tutti conoscono, anche il teenager che si prende la maglia dei Nirvana
al H&M.
Andiamo per ordine. Innanzitutto,
c’è da dire una cosa: la prima metà di Nevermind è una vera e propria
cannonata. Una traccia più bella dell’altra, dalle violente Breed e Territorial
Pissing alla tranquilla e malinconica Polly, ogni traccia è un
potenziale singolo radiofonico. L’album si spegne leggermente nella seconda
metà, ma non mancano le chicche come Stay Away ed Endless, Nameless.
Alcuni pezzi, a mio avviso, sono leggermente sottovalutati tanto che risultano essere ignote all’ascoltatore medio. Tra questi:
Breed, il perfetto intro di
un concerto. Canzone dalla carica pazzesca e dall’entrata step by step
di tutti gli strumenti, conferiscono al brano delle ottime referenze come
apertura.
Il pezzo si apre con un riff di
chitarra distortissimo e con una delle classiche rullate di Dave Grohl, il
pezzo decolla verso uno scenario punk filo-hardcore. Si può immaginare cosa può
comportare un pezzo del genere in live. Se ve la siete persa, vi consiglio di
recuperare la versione del “Live at Reading” del 1992, un concerto da mazzate
sugli stinchi.
Polly, una delle poche
canzoni chitarra e voce che sconsiglio da dedicare alla propria fidanzata,
perché uno dei pezzi più tristi e malinconici nel repertorio dei Nirvana ed una
delle due tracce acustiche più strazianti del disco (l’altra è Something In
The Way). Versione meravigliosa, ma mai quanto quella presente in Incesticide denominata (New Wave) Polly. Consigliatissima, me ne sono innamorato
al primo ascolto;
Territorial Pissing: pezzo
punk filo-hardcore dove Kurt Cobain e Dave Grohl scatenano tutta la loro deriva
più hard. Canzone formata da tre semplici accordi, ma suonati con un’attitudine
tale da renderla, a mio parere, il miglior pezzo dei Nirvana. È rabbia che
trasuda da tutti i pori.
Nevermind è un album
epocale, generazionale. Un disco invecchiato talmente tanto bene da cui è
possibile trarne ispirazione ancora oggi, tanto che un artista che ama queste
musicalità potrebbe ricavarne degli ottimi spunti per i propri pezzi.
Brani congliati: ''Lithium'', ''Breed'', ''Stay Away'', ''Territorial Pissing'', ''Drain You''


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