Nati Per Subire degli Zen Circus compie 10 anni. Parliamone.

 



di Cosima Corrizzato

 

“[…] dans des classes brutales de quarante élèves, derrière un caddie au supermarché, sur les bancs du jardin public à côté d’un landau […] sa langue, celle de touts, le seul outil avec lequel elle comptait agir sur ce qui la révoltait. Alors, ce livre à faire représentait un instrument de lutte.”[1]

La citazione è tratta dal libro Gli anni di Annie Ernaux, scrittrice francese di metà Novecento che ha fatto della propria “autobiografia impersonale” una corrente del genere autobiografico; l’autrice, attraverso l’analisi dei propri vissuti, compie un atto di rimemorazione della memoria collettiva portando alla luce i ricordi del passato. Nel piccolo estratto Ernaux afferma di voler trovare una lingua adatta alla scrittura, non più portatrice di una conoscenza superiore, ma la lingua di tutti, l’unico strumento con cui agirà su ciò che la rivolta. Il suo libro sarà uno strumento di lotta.

Quando guardo la copertina di Nati per subire, settimo album della band pisana, penso alla scrittrice che vede se stessa davanti al carrello del supermercato, massificata e alienata dalla società dei consumi. Per me la copertina rappresenta in modo chiaro la deriva della società del “compro ergo sum”: spiccano due figure con gli occhi sbarrati da segni bianchi sedute dentro i carrelli che si lasciano trascinare quasi per inerzia da altre due figure anonime. Se penso alla copertina penso al consumismo, alla deriva sociale e ai disguidi che questa comporta e la associo di conseguenza alla Venere degli Stracci di Michelangelo Pistoletto, scultura dell’arte povera, che denuncia l’eccessivo spreco della società degli anni Sessanta.


Quando ascolto le tracce penso alla rivolta, o almeno, al sentimento della rivolta. Se Ernaux vedeva nella scrittura lo strumento di lotta, gli Zen Circus sollevano quello che non va attraverso i testi dell’album. La band intercetta chiaramente i malcontenti e i problemi di uno spaccato generazionale, che per i temi affrontati si fa precorritrice dei temi dell’indie (siamo nel 2011, Calcutta deve ancora arrivare).

Di cosa ci parlano gli Zen Circus? Delle problematiche di un io che si scontra con l’abitudinarietà del Paese (Nel paese che sembra una scarpa), della progressiva perdita della morale (L’amorale), delle costrizioni e degli stereotipi sociali che ingabbiano l’uomo e la donna e lo fanno parafrasando i più sentiti luoghi comuni (Nati per subire), di una gioventù disillusa che vive di ricordi, perde la propria identità e si massifica (I qualunquisti), dell’amara consapevolezza di un disagio da cui è difficile uscire (La democrazia semplicemente non funziona).


Adoro questo album per la grande intertestualità che è presente. La band, oltre a riferirsi a comuni frasi fatte, sfiora tematiche propriamente filosofiche come il ruolo della morale e cita personaggi storici quali Gandhi e Hitler e in Ragazzo eroe deride con tagliente ironia un verso di De Andrè:

“Vieni con me, ragazzo eroe ligure.
Ti han preso in giro con questo De André, tu sai che dal letame nasce il niente”.

Nati per subire si colloca al centro della produzione discografica della band, tra i primi lavori con i testi in lingua inglese amati dagli ascoltatori di nicchia e gli ultimi, album più conosciuti dal pubblico già avvezzo all’indie. L’album vede l’alternarsi di diverse collaborazioni con artisti della scena musicale indipendente: Giorgio Canali, Il Pan del Diavolo, i Ministri e Alessandro Fiori.


L’album nasce dalle ceneri di Andate tutti affanculo (2009), è chiaro dalle sonorità e dai ritornelli ben ritmati con i riff di chitarra che fanno venir voglia di cantare; anche i cori che accompagnano i momenti di sola musica sono ereditati dall’album precedente.

Gli Zen sono parte della mia adolescenza, conservo ancora i biglietti dei loro concerti e oggi non mi stanco di ascoltarli (mi riferisco agli album più vecchi) perché il loro modo di suonare, ma soprattutto i testi non invecchiano, oppure sono io che non voglio farli scadere e cerco sempre di sentirli miei, anche a distanza di anni. Insomma, buon comple-album Zen Circus!



[1] A. Ernaux, Les années, 2008

Brani consigliati: ''L'Amorale'', ''Nati Per Subire'', ''I Qualunquisti'', ''La Democrazia Semplicemente Non Funziona'', ''Ragazzo Eroe''





Cosima Corrizzato (2000) è la nostra consulente di oggi. Diplomata al liceo con indirizzo Scienze Umane, ha passato un periodo nella redazione di Lahar Magazine, scrivendo articoli, curando le uscite della rivista e organizzando eventi. Attualmente studia Lettere all'Università di Padova. Sempre attenta a ciò che la circonda da un punto di vista culturale, la curiosità è una delle sue doti più grandi. Assieme a lei nella foto c'è Laika, che vi ringrazia di aver letto l'articolo.

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