Scurrilous dei Protest The Hero compie 10 anni. Parliamone.


di Marco Palatella

Il terzo album di un qualsiasi gruppo o artista è quasi sempre contornato da un certo stuolo di aspettative, perché è considerato come un punto cruciale nell’evoluzione stilistica di una band, ed è importante perché molto spesso ha un grande impatto sulla carriera successiva del gruppo, positivo o negativo che sia. Basti pensare al fatto che per molti gruppi, il terzo album è considerato quasi unanimemente dalla critica il loro picco artistico, o comunque un disco segnante per la loro carriera, come nel caso dei Metallica con Master Of Puppets, dei Radiohead con OK Computer, degli Iron Maiden con The Number Of The Beast, e via discorrendo.

Ci sono, però, alcuni casi in cui il terzo disco non assume quell’aura di importanza cruciale, e passa quasi inosservato davanti ai fan e alla critica: è questo l’esempio di Scurrilous dei Protest The Hero, gruppo Progressive Metal con tinte Metalcore/Mathcore e Power Metal, che si è sempre distinto per personalità e originalità, oltre che per una tecnica esecutiva sopraffina. Nonostante la discografia dei PTH non sia così corposa per essere un gruppo in circolazione da più di 20 anni (6 dischi all’attivo, di cui l’ultimo, Palimpsest, uscito l’anno scorso), parlando con chi li ascolta, Scurrilous non viene quasi mai menzionato, come se fosse un disco da dimenticare, un disco poco rilevante, lasciando spazio ai ben più blasonati Kezia o Volition. Ma stanno veramente così le cose? Secondo la mia opinione, nonostante Scurrilous rappresenti comunque il disco meno ispirato nella carriera dei PTH, non è da considerare un album irrilevante, né tantomeno mediocre, quanto, piuttosto, un disco di transizione, di passaggio, in cui la direzione che il gruppo vuole prendere inizia a farsi più nitida (ma non ancora del tutto coesa), e in cui iniziano a delinearsi alcuni dei tratti che caratterizzeranno il disco successivo, Volition, da molti considerato il loro migliore. Ma analizziamo meglio nel dettaglio le caratteristiche principali di questo album. Fin dalla prima traccia (''C’Est La Vie''), si nota che lo stile è maggiormente improntato al Progressive e meno verso tinte più spinte, tipicamente HC, come succedeva nei due dischi precedenti; ciò implica che le canzoni in generale abbiano meno mordente e più virtuosismi: ''C’Est La Vie'', pur essendo un ottimo pezzo, non avrà mai la potenza di un brano come ''Bloodmeat'' o ''Clarity''. Ed è proprio qui che secondo me risiede ciò che rende questo disco meno ispirato rispetto al resto della produzione dei PTH: ascoltandolo, si ha l’impressione che le idee efficaci ed interessanti non manchino affatto (come dimostrato da brani quali ''Hair Trigger'', ''Moonlight'', ''Tapestry'', ''Dunsel'' e la già citata ''C’Est La Vie'', con sezioni melodiche e ritmiche anche molto coinvolgenti e mai sperimentate prima dalla band), ma che siano distribuite in una maniera non del tutto coesa, con molti riff in una sola canzone, che non sempre c’entrano tra di loro e virtuosismi non sempre funzionali al brano, il che rende più difficile seguire il tutto ed arrivare alla fine del disco, anche perché nelle ultime canzoni (da ''Reign Of Unending Terror'' in poi) si sente un generale calo della qualità complessiva. Insomma, si vede che in questo disco i PTH hanno voluto “osare” un po’ di più, mantenendo i loro tratti tipici (ritmiche e virtuosismi esasperati, dal leggero retrogusto Punk HC), ma intervallandoli con aperture melodiche più tendenti al Rock che al Metal; un ”esperimento” che definirei riuscito in parte, ma che avrà pieno sviluppo nel successivo Volition, vera summa artistica del loro percorso.

Nonostante la voglia di sperimentare più evidente in questo disco, ciò che rimane sempre un punto cardine dello stile dei PTH e che in Scurrilous (come in tutti gli altri dischi) è sempre una costante è la tecnica esecutiva quasi maniacale di tutti gli strumenti e le partiture (ricchissime di cambi di tempo e di tempi dispari), voce compresa, in quanto è doveroso ricordare che il cantante, Rody Walker, vanta uno dei vocal range più estesi in ambito Metal.

Riassumendo, Scurrilous non sarà certo la punta di diamante nella discografia dei PTH, ma anche se è passato un po’ in sordina, lo reputo comunque importante per lo sviluppo e la maturazione artistica del gruppo, tanto che sono abbastanza sicuro che senza di quello non avremmo mai avuto un disco così tanto interessante ed acclamato come Volition, dato che Scurrilous ne ha posto inevitabilmente le basi, e quindi merita di festeggiare un buon decimo anniversario. 

Brani consigliati: ''C'est La Vie'', ''Hair Trigger'', ''Dunsel'', ''Moonlight'', ''Tapestry''



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Marco Palatella (1999) torna come nostro consulente per la sfera Metal. Studente di lingue all'università di Padova, ha già collaborato con Ciambella Letteraria per un articolo su Blackwater Park degli Opeth (cliccate qui per leggerlo). Marco è anche chitarrista nel gruppo Post Hardcore Vremja. Per sostenerli potete seguirli su Facebook e Instagram oppure ascoltare il loro EP omonimo, Vremja, su Spotify e Bandcamp. Fidatevi, è un ascolto caldamente consigliato.

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