Spaghetti-Pop : Top 10 MIGLIORI e PEGGIORI Canzoni del 1959

L'avete letto il titolo dell'articolo. Sapete cosa ci aspetta adesso.

Mi sembrava ingiusto parlare soltanto delle canzoni al numero uno delle classifiche, di chi ha raggiunto il podio. È giusto anche parlare di chi quell'agognata prima posizione non l'ha vista neanche col telescopio, chi ha fatto canzoni bellissime e chi, e ce ne sono sempre, ha fatto schifo. Il 1959 è un anno che è stato difficile ascoltare interamente. Ho trovato sul sempre affidabile HitParadeItalia.com, che rigrazio e senza cui questa rubrica non esisterebbe, la classifica dei 100 singoli più venduti dell'anno 1959, scoprendo così che gli italiani nel 1959 adoravano Modugno, ma anche tantissimo Tony Dallara, Fred Buscaglione, Betty Curtis e un sacco di artisti americani. E anche tantissime, troppe cover. Ma analizziamo tutto con calma. Partiamo dalle cose belle, giusto per rallegrarvi così dall'inizio. Buona lettura a tutti !





LE 10 MIGLIORI CANZONI DEL 1959

Prima di partire con la decima posizione, ho ritenuto giusto riconoscere l'alta qualità di molti pezzi pubblicati durante l'anno che andrò a trattare con delle menzioni d'onore per alcuni dei brani che non ce l'hanno fatta ad entrare nella top 10 perché non belli abbastanza oppure per mancanza di posti nella classifica. In primis ''Petite Fleur'' di Chris Barber, ma anche la versione di Sydney Bechet, entrambi ottimi pezzi Jazz con molta melodia ed audacia dietro. Bella la versione di Barber con chitarra e fiati più complessi, bella anche la versione di Bechet, con un clarinetto che fa più male alle orecchie ma rende il pezzo più interessante e riconoscibile. Poi ''Gli Zingari (Les Gitanes)'', brano di Dalida che mi è piaciuto un sacco nel suo sound, praticamente un proto-Gypsy Kings che merita più di un ascolto. E parlando di sound particolare vale la pena citare ''Marinai, Donne e Guai'' di Domenico Modugno, un qualcosa di completamente diverso dalla produzione di Modugno. Un pezzo che sorprende nella sua freschezza compositiva sebbene, come molti pezzi dell'epoca, sia stato registrato con i piedi. Ultima menzione d'onore per un brano che ho recensito proprio per Spaghetti-Pop. IL brano del 1959. Esatto, a chiudere le menzioni d'onore ci pensa ''Smoke Gets in Your Eyes'' dei Platters, un pezzo su cui non dico molto, cliccate sul link per la recensione. Consideratelo il brano numero 11 di questa classifica. Finito questo, cominciamo.


10. ''Late Last Night'' - Paul Anka 
& ''Sleep Walk'' - Santo and Johnny

Ma come ? Si parte già con una condivisione di slot direte ? Eh, si, perché non so decidermi con queste due canzoni, proprio perché hanno un aspetto in comune che le accomuna e le staglia dal resto, ossia uno splendido lavoro di chitarra. Paul Anka comincia il suo pezzo con una chitarra elettrica scattante, più movimentata del solito per l'epoca, che imita in versione shock il galoppo della chitarra nel Country della tradizione americana, una rivisitazione Rock 'N Roll delle canzoni dei cowboy, accompagnando il tutto con una voce molto Elvis per una canzone su una separazione amorosa, dritta fino al #7 nelle classifiche italiane, una scelta abbastanza coraggiosa ma molto azzeccata. Santo and Johnny invece, un duo di chitarristi da New York, ma di origine italiana, porta un brano strumentale con fortissima presenza, assieme ad un sottofondo di batteria perfetta, la melodia preponderante della chitarra elettrica e soprattutto della lap steel guitar, o ''chitarra hawaiana''. Uno strumento inusuale, che ha proiettato subito il mio interesse abbastanza alto per questa canzone, assieme al ritmo assolutamente rilassante e malinconico al tempo stesso. In generale entrambi i pezzi sono un ottimo punto di partenza per questa classifica. 

9. ''Arrivederci'' - Don Marino Barreto Jr. 

Anche ''Arrivederci'' è stata già recensita, ma ciò non toglie che rimanga una delle canzoni più melodiche, ben fatte e cantate della stagione musicale del 1959, oltre ad essere il brano che ha completamente dominato la classifica dei 100 singoli più venduti di quell anno. Tralasciando la vita affascinante di Don Marino Barreto Jr. (DON perché ha preso i voti cerimoniali studiando con i preti in Spagna tra l'altro, mi ero dimenticato di metterlo nella recensione), l'unica pecca di questo pezzo è che ci sono molti altri brani più belli che lo hanno superato. Per il resto leggete la recensione.

8. ''My Rifle, My Pony and Me'' - Dean Martin ft. Ricky Nelson

Giusto per avvisare, ''De Guello'' di Nelson Riddle non sarà presente nella classifica. Sia perché ci sono pezzi migliori, ma anche perché molta della figaggine e del voto alto di quel pezzo erano derivati dalla carriera fuori dal comune dello stesso Nelson Riddle. Invece nelle classifiche ci è finito un altro brano dalla colonna sonora di ''Rio Bravo'', addirittura fino al #4. ''My Rifle, My Pony and Me'' è un pezzo perfettamente Western, con una dolce armonica che accompagna un giro di chitarra leggiadro e perfetto nella sua semplicità, con tanto di banjo e cori maschili a fare da sottofondo alla voce di Dean Martin, comprimario di Rio Bravo assieme a John Wayne. Si vede che questa è la sua fetta di caratterizzazione e atmosfera all'interno del film, questo pezzo mi descrive il personaggio di Dean Martin come un cowboy solitario, abituato alla desolazione delle praterie, un cowboy un po' emo che se ne va in giro solo col suo cavallino e il suo fucile. Il fattore figata, dopotutto, se lo è preso tutto John Wayne con ''De Guello''. E si, devo ancora vedere questo cacchio di ''Rio Bravo''.

7. ''Che Notte'' & ''Criminalmente Bella'' - Fred Buscaglione

Minchia, il 1959 sembrava l'anno di Fred Buscaglione. Ok, non proprio, ma comunque avere quattro brani nella classifica dei 100 singoli più venduti non è male come prospettiva. E tra questi pezzi ''Che Notte'' e ''Criminalmente Bella'' sono assolutamente i migliori, simili e dunque accorpati nella medesima posizione, un Jazz Lounge e Pop con influenze pesanti da parte dei fumetti e dei serial polizieschi ed investigativi, con un pizzico di racconto Pulp che tanto andava all'epoca. Le canzoni sono praticamente la colonna sonora di una versione torinese di Dick Tracy, il mito del gangster degli anni della Grande Depressione americana trapiantato nell'Italia del boom economico degli anni '50, la ricostruzione dalle macerie vista con gli occhi di un affascinante detective. E l'ultimo anno di una carriera di successi prima della tragica morte nel 1960 di un autore che devo recuperare meglio, ma che per ora ho apprezzato tantissimo.

6. ''Mack the Knife'' - Bobby Darin


''Mack the Knife'' è particolare, la batteria comincia con un ritmo estremamente Jazz, cadenzato dai piatti e dal charleston in maniera assolutamente brillante, per non parlare di una sezione fiati e generalmente strumentale assolutamente fenomenale. Musicalmente è una delle canzoni migliori di questa classifica, e la voce di Bobby Darin è la proverbiale ciliegina sulla torta, una versione matura ed adulta di molti artisti più mediocri visti qui su Spaghetti-Pop, ma abbastanza giovane da piacere ad una generazione che sta dirigendo i gusti della musica ed i successi delle radio. Bobby Darin con questo pezzo si dimostra come un giovane Frank Sinatra, e ''Mack the Knife'' è senza ombra di dubbio la sua ''My Way''. Tanto di talento qui ce n'è a pacchi. Seriamente.


5. ''Milioni di Scintille'' - Domenico Modugno



E che, volevate che non mettessi uno dei mille mila singoli che Domenico Modugno ha riversato sul pubblico italiano solo in quest anno ? Bisogna saper scegliere il migliore, però. E sebbene fossi indeciso tra ''Vecchio Frack'' e la già citata ''Marinai, Donne e Guai'', ''Milioni di Scintille'' è decisamente la migliore tra tutte le canzoni di Modugno rilasciate nell'intero anno 1959. Un ritmo latineggiante ed assolutamente inaspettato accompagna una canzone d'amore gioiosa, dal sangue iberico ed estivo, un ottimo ritmo davanti a cui si muove un Modugno scattante, movimentato, il Domenico che non ti aspetti, che invece di mettermi in coma coi pronomi mi fa muovere, mi fa sentire il fuoco che narra nella canzone. Chapeau, signor Modugno. Chapeau e kudos.



4. ''Baby Face'' - Little Richard



Una canzone fighissima relegata alla fine della classifica, letteralmente tra gli ultimi pezzi. Un disservizio ad una leggenda della musica di quegli anni quale era Little Richard. Abbiamo qui una canzone dal ritmo incalzante, allegro, una canzone d'amore che come quelle del buon Celentano rappresentano la gioia più grande dell'amore, e con un ritmo fantastico come questo, con una sezione strumentale da capogiro e la presenza vocale di Little Richard a condurre il tutto, cosa si può volere di più ? Una canzone perfetta così.

3.   ''Il Ribelle'' - Adriano Celentano



E parlando di Celentano. Minchia, un pezzo più bello dell'altro tra quelli pubblicati da lui nel 1959. Ma a parte un altro singolo, vale la pena di citare la qualità di ''Il Ribelle'', canzone che ha avuto meno successo di altri brani, ma che compensa il poco successo commerciale con un enorme livello qualitativo, un sound dominato da fiati e chitarra che non stonerebbe tra i pezzi della colonna sonora di ''Blues Brothers'' tanto è ben strutturato e slegato al suo contesto temporale, un sentimento immortale per questa bomba sonora, questa versione italiana e Rock 'N Roll di un pezzo Punk di quelli belli degli anni '70 (oh, lo spirito è identico). Vicinissimo alla cima della classifica, ma ''Il Ribelle'' è comunque un introduzione al podio da sogno. 

2. ''Tom Dooley'' - The Kingston Trio



''Tom Dooley''. Una canzone che più la ascolto più la adoro, profonda, sentita, gestita in maniera eccellente verso non solo il suo percorso musicale, ma anche quello narrativo, a creare una storia avvincente ed intrigante. Il Kingston Trio ha avuto il pregio di suonare e cantare un racconto eccellente e di averlo saputo gestire con una grazia ed una presenza da paura. Ma probabilmente sarete anche stanchi di vedermi incensare così tanto questa canzone. Se volete leggere la versione integrale o la continuazione di questa mia osanna di ''Tom Dooley'', ecco il link. La canzone è bellissima, divertitevi.

1. ''Il Tuo Bacio è Come un Rock'' - Adriano Celentano


La scelta ovvia, visto che mi sono praticamente esaltato come un bambino con lo zucchero iniettato in vena appena ho sentito 'sto pezzo. Anche qui una canzone già trattata, anche qui un pezzo leggendario di musica della canzone italiana. ''Il Tuo Bacio è Come un Rock'' è semplicemente uno straordinario trampolino di partenza per la scoperta di molta altra buona musica, una cosa che spero di trovare vivamente negli anni successivi e nei decenni successivi che andrò ad affrontare con questo percorso. Un percorso, anche il mio, delimitato da Adriano Celentano e questo suo meraviglioso, seppur effimero, primo impatto sulle classifiche italiane. Mo', impatto. Un asteroide più che altro, il cui cratere spero rimanga nella storia della musica italiana a memoria di un futuro che porti evoluzione, che porti cambiamento. Che porti a non ripetere gli errori che andremo a vedere con la seconda parte di questa classifica. 


LE 10 PEGGIORI CANZONI DEL 1959

Con il meglio del meglio deve anche arrivare lo schifo, il ripudio, la merda (se mi si perdona il francesismo), e diciamocelo, di schifezze la musica italiana ne ha fatte nel suo passato. Il 1959 non è propriamente un brutto anno musicalmente, non ci sono troppe canzoni orribili, molte sono buone. Ma un buon 60% viaggia su quel sentiero di mediocrità- tra il 6 1/2 e il 5 per intenderci- senza distaccarsi, stagliarsi dal resto, in soldoni molte canzoni di questo periodo si confondono tra di loro, creando una confusione da mal di testa. Ci sono menzioni di disonore, ma per evidenziare questo livello di mediocrità ed un problema che verrà evidenziato in seguito, prendiamo un capro espiatorio, ne punisco uno per educarne cento : ''Milioni di Scintille'' di Joe Sentieri. Cover di Modugno noiosa fino alla nausea. Sono comunque riuscito a trovare, tra queste, le dieci canzoni che peggio rappresentano questo anno però. Cominciamo. 

10. ''Dracula Cha Cha Cha'' - Bruno Martino 
& ''Venus'' - Frankie Avalon

Il primo è l'inno di Fracchia praticamente. Intendiamoci, ''Dracula Cha Cha Cha'' non è un cattivo pezzo, è da 6. Niente di più, niente di meno. Ma ti ha fatto ridere nel suo essere una brutta copia del ''Monster Mash'' di Bobby Pickett, forse qualche anno prima, ma vabbè. In un'annata in cui i vampiri stavano tornando alla ribalta grazie al Dracula cinematografico di quella leggenda che risponde al nome di Christopher Lee, ecco che Bruno Martino, romano de Roma, porta la versione brutta e comica del conte transilvano. ''Dracula Cha Cha Cha'' è la versione musicale di un film con Gianni e Pinotto, di quelli brutti, che fanno ridere per tutti i motivi sbagliati. Idem per la canzone. Ti manca il conte Draaaagula, minchia, di Aldo, Giovanni e Giacomo. Almeno quello aveva le cadreghe buone. 
''Venus'' di Frankie Avalon è già stata recensita qui, ecco il link, fa ancora ridere come la prima volta. Frankie Avalon con quella sua voce del menga, l'eco così forte che neanche in Val Gardena lo fanno così, il tamburello da marcetta scema e un'invocazione ad Afrodite che cerca di essere come l'Iliade, ma finisce come il Cupido di Pollon, scazzato, sfigato e con l'uccello di fuori. 

9. ''Tiger'' - Fabian

Appena ho ascoltato ''Tiger'', grande successo di un giovanotto di nome Fabian, classico pretty boy americano degli anni, ho pensato : 
''Minchia, questa canzone suona pure bene''.
Poi mi sono reso conto del perché questa canzone non facesse schifo : ''Tiger'' è ''Jailhouse Rock'' di Elvis Presley, ma col ritmo leggerissimamente modificato e con un testo diverso. 
E di colpo sia ''Tiger'' che Fabian mi hanno fatto uno schifo assurdo, solo per il fegato che hanno dimostrato nel plagiare così palesemente il Re e passarla liscia. Andiamo avanti e non parliamo più di questa canzone perché sennò, citando il compianto Mike Bongiorno, diventerei villano. 

8. ''Vieneme 'Nzuonno'' - Sergio Bruni

A me viene sonno sì ascoltando 'sta roba, cacchio. ''Vieneme 'Nzuonno'' è semplicemente una noia mortale, una canzone che assegna ad una buonissima sessione strumentale con tanto di fiati, archi e mandolini vari un ritmo da coma e la capacità di far prendere sonno anche dopo otto Red Bull. Mediocre, tutto qua.

7. ''Non Partir'' Tony Dallara. Ma anche Fred Buscaglione

Sì, tutte e due le versioni. Perché in questi 100 brani è giusto considerare un grande problema di questa classifica, ossia che ci sono troppe cacchio di cover. Ne tratteremo altre in questa classifica, ma consideriamo intanto ''Non Partir''. Prima la versione di Tony Dallara. È brutta forte, un altro melodramma musicale come tanti ne abbiamo visti finora, ma stroncato completamente da un fattore abbastanza importante per un mezzo come quello musicale, ossia la produzione e la registrazione. ''Non Partir'' è stata registrata con il culo. TUTTA. Non solo la voce come capitava a Frankie Avalon e anche, sfortunatamente, a Modugno, anche la parte strumentale nella versione di Dallara di questa canzone è stata registrata malissimo, penalizzando tanto la canzone in sé, al posto dei microfoni hanno usato direttamente delle patate inzuppate nelle acque della Brenta. Come sarà dunque la versione di Buscaglione ? Almeno lui è un ottimo artista, lo abbiamo visto. Neanche quel mito può salvare 'sto disastro in galleria. Pare impossibile dirlo, ma la versione di Buscaglione è anche peggio di quella di Dallara, registrata meglio, certo, ma con una sezione strumentale che fa da tappezzeria ed una presenza canora abbastanza morta di sonno. Peccato, peccato davvero. 

6. ''Sei Come un Flipper'' - Quartetto Cetra

Conosco il Quartetto Cetra di fama, come il primo vero complesso super star del Pop italiano del secondo dopoguerra, come quel gruppo canoro che si è affermato con la nascita e la diffusione del mezzo televisivo in Italia. Dunque una base di preparazione molto inesperta, questo era il primo pezzo che ascoltavo del Quartetto Cetra. Detto questo e tralasciando ovviamente la loro enorme importanza ed influenza culturale, cosa cacchio ho appena ascoltato? ''Sei Come un Flipper'' è una canzone ridicola, forse era quello l'intento, ma gli riesce male. Non mi ricordo assolutamente nulla nè del testo nè della base strumentale perché c'è un problema grosso come una casa che mi tocca affrontare ogni volta che ascolto questa canzone : il cantato. Chi ha deciso che il cantato in questa canzone andasse bene ? Perché non va bene per niente. Pare una versione anni '40 di Jonathan Davis dei Korn, solo senza lo scat e la potenza vocale, soltanto quel ritmo robotico, un Kling Klang spastico, orrendo e sconclusionato che copre ogni singolo aspetto della canzone, rendendola impercettibile. No, semplicemente no. Basta.

5. ''Arrivederci'' - Umberto Bindi

L'originale di Don Marino Barreto Jr. era nella top 10, una delle migliori canzoni di quest anno. La cover morta di sonno di Umberto Bindi è giustamente qui tra le peggiori dunque. Questa versione non solo è la morte civile, sostituisce il delicato e sentito cantato di Barreto Jr. con un latrato gutturale da vomito. Strumentalmente insulsa, la versione di Umberto Bindi si distingue dall'originale per un tremendo acuto finale che porta all'omicidio dell'apparato acustico di chiunque sia sfortunato da ascoltare. Assolutamente inascoltabile.

4. ''Una Marcia in Fa'' - Betty Curtis ft. Johnny Dorelli

Betty Curtis ha avuto una marea di pezzi nei 100 brani dell'anno 1959. Trovarne uno che superasse la sufficienza, oh. ''Una Marcia in Fa'' è decisamente il peggiore. Tralasciando la sezione strumentale, con quel cacchio di tamburino che si vede spesso in questo anno (vedasi Frankie Avalon) e che ci sta anche visto il contesto, la canzone in sé è stupida fissa. A tratti sembra qualcosa di involontariamente serio e manco per niente comico uscito a caso e malvolentieri dalla colonna sonora di ''Fascisti su Marte'', per la maggior parte pare una canzone sgraziata uscita dallo Zecchino d'Oro. Johnny, Betty. Fatevi insegnare dai bambini del Piccolo Coro dell'Antoniano come si fa una marcia in Fa Maggior, ci fate più bella figura. 

3. ''Mandolins in the Moonlight'' - Perry Como

Pizza, mafia, mandolini, Venezia, monnezza, Berlusconi, grappa, bestemmie, romani de Roma, maccheroni, carbonara, minchia uè. Avrò anche sparato una serie infinita di stereotipi sull'Italia, ma questo è seriamente il contenuto di ''Mandolins in the Moonlight''. Una canzone che celebra l'Italia con mandolini a profusione nella visione scema di Perry Como e una visione abbastanza americana diciamocelo. Una canzone italiana come Super Mario, cantata da un tizio che viene da un paesino in Pennsylvania. Sai che goduria. E via dunque di gondole a Venezia, monetine nella fontana di Trevi, Napule, pummarola, mozzarelle e via discorrendo. Per Perry Como questa è ''A song of Italy'', una canzone dell'Italia. Per me è una merda. 

2. ''Julia'' - Johnny Dorelli

Pensavate sarebbe stata al numero uno della classifica, eh ? Dopo tutto lo schifo che mi ha fatto 'sta canzone, si sapeva che sarebbe stata abbastanza alta nella classifica. ''Julia'' è ancora dolorosa, ripetitiva, smielata e generica come al solito, niente e nessuno toglierà questo a Dorelli e alla sua canzone, di cui hanno fatto anche cover che possono solo migliorare questo casino di un pezzo. Orrendo, questo si sapeva. Ma è giusto combattere il vero nemico, quando questo mostra la sua faccia.

1. ''It's Only the Beginning'' - The Kalin Twins

Oddio, cosa combinano questi Kalin Twins per farla peggio di ''Julia'' ? Vi ricordate ''Oh Carol'' di Neil Sedaka ? Stesso identico concetto, quella sensazione di morte del decennio, di superzuccherosità derivata da ''A Teenager in Love'', solo fatta molto, MOLTO peggio, che al confronto Sedaka era Freddie Mercury. Parte strumentale che, peggio dell'essere fatta male o sotterrata dal cantato è proprio mediocre, prevedibilissima, il classico sound da morte degli anni '50. La voce ? Cercano di fare una roba tipo coro ma ai Kalin Twins riesce malissimo, il risultato è una morte acustica lenta come una lumaca e altrettanto viscida. Il testo ? Classica canzone d'amore americana degli anni '50. Anche qui si è detto tutto, il testo praticamente si forma da solo in testa. ''It's Only the Beginning''è l'unica canzone in questa lista che non avevo la minima voglia di riascoltare dopo averla sentita per la prima volta. Tutte le altre canzoni mi avevano dato qualcosa di particolare, qualcosa di strano da dire. I Kalin Twins non solo sono riusciti a tirare fuori una canzone brutta come il tetano, ma è anche una canzone che si riesce a prevedere subito da capo a coda. Spero solo di non ritrovare canzoni del genere in futuro, ma temo che ne troverò altre di simili. Ci si vede con le prossime recensioni di Spaghetti-Pop, in cui comincerò l'anno 1960. 

Buon Ferragosto a tutti, da Ciambella Letteraria !

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